Home slider Presentata la 40esima edizione del Romaeuropa Festival
Romaeuropa Festival 40 anni

Presentata la 40esima edizione del Romaeuropa Festival

by Redazione
0 comments

IL PROGRAMMA DELLA QUARANTESIMA EDIZIONE DEL ROMAEUROPA FESTIVAL

OPENING E SCENA INTERNAZIONALE | Nel segno del dialogo culturale tra Italia e Spagna inaugura, il 4 settembre, la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival. Ne è protagonista il prestigioso Ballet Nacional de España alla sua prima collaborazione con il coreografo Marcos Morau per portare in scena Afanador. Corealizzato con il Teatro dell’Opera di Roma (e presentato in prima nazionale grazie al supporto dell’Ambasciata di Spagna, dell’Istituto Cervantes e di Banca Ifis) lo spettacolo reinventa in scena l’alchimia irripetibile tra il fotografo colombiano Ruvén Afanador, noto per il suo stile capace di trasformare la moda, il ritratto e la danza in visioni oniriche e surreali e le più grandi leggende del flamenco. 33 danzatori e 9 musicisti traducono gli scatti raccolti nei libri Ángel Gitano e Mil Besos in movimento e musica trasformandoli in un universo coreografico visionario, nello stile inconfondibile di Morau.

Il confronto tra tradizione e innovazione attraversa la proposta di artisti, interpreti e grandi formazioni impegnate nel rinnovamento del repertorio: la Dresden Frankfurt Dance Company presenta, in prima nazionale all’Auditorium Conciliazione, un doppio programma composto da Civil Society : Undertainment, nuova creazione co-commissionata da Romaeuropa a William Forsythe – considerato uno dei massimi coreografi del XX secolo – e Lisa, firmata dall’attuale direttore della compagnia Ioannis Mandafounis; il Ballet National de Marseille (memorabile la sua partecipazione al Festival nel 1987 con la direzione di Roland Petit) torna con la direzione di (LA)HORDE, il collettivo impostosi come nuovo punto di riferimento sulla scena coreutica globale per presentare Chronicles, con estratti dalle pièce Room with a View e Age of Content.

I due spettacoli fanno parte del percorso realizzato in collaborazione con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, il programma della Maison dedicato al sostegno della danza contemporanea che comprende anche la presenza del coreografo Cassiel Gaube con Soirée d’études nei suggestivi spazi di Villa Medici (in collaborazione con l’Accademia di Francia a Roma); del coreografo nigeriano Qudus Onikeku, che in TERRAPOLIS fonde musica, danza urbana, moda, arti visive e spiritualità africana; e infine del greco Christos Papadopoulos, che rinnova la sua fruttuosa collaborazione con il Festival presentando My Fierce Ignorant Step, una nuova creazione in cui reinventa il linguaggio ipnotico e minimalista che lo ha reso celebre a livello internazionale.

Anche per il suo quarantesimo anniversario, il Romaeuropa Festival costruisce una mappa di visioni artistiche che dall’Europa si estende a livello globale. Il regista e drammaturgo franco-marocchino Mohamed El Khatib presenta Finir en beauté (in corealizzazione con il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo), delicato e poetico spettacolo dedicato alla scomparsa della madre che ha segnato il suo exploit internazionale. Ma è l’incontro con Israel Galván – icona assoluta del flamenco contemporaneo – a dare vita all’inedito Israel & Mohamed, in cui i due artisti esplorano le rispettive radici e memorie familiari, trasformando il dialogo tra mondi solo in apparenza lontani in un potente confronto scenico.

Torna, con il regista e coreografo libanese Rabih Mroué, anche la coreografa Anne Teresa De Keersmaeker, in scena con lo spettacolo A little bit of the moon (presentato in corealizzazione con Short Theatre) parte degli appuntamenti dedicati alla scena fiamminga. Il focus costruito con Flanders State of The Art vede protagonisti il collettivo BERLIN (attualmente alla guida del NTGent), in scena con True Copy, un’indagine sul confine sottile tra genio e frode e sull’ipocrisia del mercato dell’arte; il regista Kasper Vandenberghe, in dialogo con il compositore Timo Tembuyser e il musicista Jens Bouttery, per Mystica (produzione Muziektheater Transparant), rituale scenico che, tra acrobazie aeree, hair suspension, danza e musica, rende omaggio alle grandi figure mistiche della storia; e infine Miet Warlop, tra le più importanti artiste della scena europea – scelta per rappresentare il Belgio alla Biennale Arte 2026 – che arriva per la prima volta a Roma con INHALE, DELIRIUM, EXHALE. Presentato in corealizzazione con la Fondazione Teatro di Roma, lo spettacolo mette in scena 1500 metri di seta in un’onda visiva, potente raffigurazione della forza creativa.

Sempre con Fondazione Teatro di Roma e in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, il Festival torna a ospitare la regista francese Caroline Guiela Nguyen che, dopo il successo di Saigon (al REF nel 2018), debutta in prima nazionale con Valentina, spettacolo che riflette sulla potenza della traduzione, della lingua e dei linguaggi nel rapporto tra una madre e una figlia. Prosegue nell’ambito della quarantesima edizione del Festival anche la collaborazione con il regista Milo Rau, figura chiave del teatro europeo, in scena al Teatro Vascello con il suo nuovo LA LETTRE, ironica riflessione sul ruolo del teatro popolare nel mondo contemporaneo. Debuttano al Festival il tedesco Moritz Ostruschnjak con il suo potente Non + Ultras, rilettura fisica e pulsante della ritualità delle curve calcistiche, il coreografo Dovydas Strimaitis, nell’ambito del focus dedicato alla scena Lituana e la coreografa del Québec Louise Lecavalier, tra i membri della storica La La La Human Steps e per anni collaboratrice di David Bowie, con il suo danses vagabondes, assolo ipnotico costruito sulle musiche di Dawn of Midi, The Black Dog, Kiasmos, Nils Frahm, Trentemøller e Nick Cave.

Al patrimonio culturale e ai paesaggi del deserto di AlUla si ispira Thikra: A night of remembering, nuova produzione di Akram Khan (presente al REF sin dal 2002) in dialogo con l’artista visiva saudita Manal AlDowayan e un cast interamente al femminile composto da 14 danzatrici tra contemporaneo e Bharatanatyam. Da Taiwan arriva invece la compagnia U-Theatre che, in Sword of Wisdom, reinventa la potente tradizione delle percussioni fondendola alle arti marziali, alla danza, alla meditazione e al teatro; mentre dal Brasile – e in particolare da Maré, Favela di Rio de Janeiro – ritorna l’energia irresistibile di Lia Rodrigues che nel suo Borda (altra corealizzazione con Fondazione Teatro di Roma) costruisce potenti tableaux tra rituali ancestrali e urbani. In questo orizzonte internazionale, si inserisce, infine, il progetto BAMBU (ideato da ALDES) che porterà a Roma due giovani coreografi selezionati da un network internazionale costruito coinvolgendo e attraversando l’intero continente africano.

You may also like