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Intervista Osare Roma

Osare Roma: l’intervista a Davide Nasso e Omar Staniscia

Costruire un brand nella ristorazione tra identità, esperienza e storytelling

by Redazione
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In un mercato saturo come quello della ristorazione romana, emergere non è solo una questione di proposta culinaria, ma di costruzione di senso, identità e relazione. Osare Roma nasce esattamente in questo spazio: non solo ristorante, ma progetto di comunicazione integrata in cui ogni elemento — dal nome al menu, dal design del locale alla presenza digitale — contribuisce a definire un posizionamento chiaro e riconoscibile.

Fondato da Davide Nasso e Omar Staniscia, il format si muove su un equilibrio sottile ma strategico: da un lato la cucina dello Chef Michele Giovannini che sperimenta attraverso la contaminazione tra carne e pesce, dall’altro un racconto accessibile, capace di abbattere le barriere del fine dining tradizionale. Il risultato è un’esperienza che non si limita al piatto, ma si estende al servizio, al linguaggio e alla relazione con il cliente, trasformato in interlocutore attivo.

Partiamo dall’inizio: perché “Osare”? Un nome che è già una dichiarazione d’intenti.

Omar: Osare è un po’ il nostro mondo. Osare perché io non avevo mai avuto un locale mio, mentre Davide sì. Osare perché ci siamo conosciuti appena un mese prima di aprire: un matrimonio velocissimo, ma molto sinergico.
Davide: E poi Osare perché ci piace contaminare, unire carne e pesce nello stesso piatto. È una chiave di lettura efficace della nostra idea di cucina.

Dall’idea al business: come si costruisce un modello solido?

Davide: Bisogna dare al cliente un motivo per venire. La curiosità è fondamentale. Se incuriosisci, il cliente arriva. Poi sta a noi trasformare quell’idea audace in qualcosa che piaccia davvero. Il nostro obiettivo è creare piatti che portino sempre alla ‘scarpetta’: qualsiasi cosa ci sia dentro, il finale deve essere quello.

Dalla cucina alla comunicazione: come trasformare la contaminazione gastronomica in posizionamento distintivo. Il progetto “Osare Roma”: la scommessa vincente di Davide Nasso e Omar Staniscia

Roma è una piazza competitiva: come avete lavorato sul posizionamento del brand per distinguervi dalle realtà più tradizionali e attrarre una clientela curiosa e consapevole?

Omar: Roma è piena di ristoranti, quindi dobbiamo distinguerci. Siamo nuovi, dobbiamo farci conoscere con qualcosa di diverso: sapori innovativi, freschi. Puntiamo molto sul pesce, ma abbiamo inserito anche la cacciagione per giocare con gli abbinamenti. Un esempio? Il coniglio ripieno di scampi: un piatto che ha suscitato molta curiosità e ci ha aiutato a conquistare i primi clienti.

Osare propone una “salumeria marina” e accostamenti terra-mare complessi. Come imprenditori, quanto è stato rischioso?

Davide: Il rischio c’è sempre, soprattutto economico. Ma è un’idea che porto avanti da anni: un modo diverso di mangiare il pesce. Con lo chef Michele abbiamo ripreso questo concetto proprio per offrire una nuova esperienza. Non serve un grande budget, ma tecnica e visione.

Quanto conta la stagionalità nel vostro menù?

Omar: È fondamentale. Seguiamo il ritmo delle stagioni: oggi asparagi, ieri carciofi, domani frutta per i dolci. Anche la cacciagione e il pesce seguono una logica stagionale. È la base della nostra cucina.

E la tradizione romana? Come la reinterpretate?

Omar: Sempre con curiosità. Prendiamo elementi della tradizione e li trasformiamo. Per esempio: polpo con trippa e spuma di pecorino. L’obiettivo è il ‘boccone perfetto’: ogni ingrediente ha un senso e deve contribuire all’equilibrio finale.

Parliamo di servizio: qual è la vostra filosofia?

Davide: Il cliente è sacro. Qui c’è una regola: mai dire di no. La sala è uno dei nostri punti di forza.
Omar: Lavoro da 13 anni nel settore e ho portato con me uno staff con cui c’è fiducia totale. Facciamo briefing a ogni cambio menù: lo chef spiega tutto e noi trasmettiamo ogni dettaglio al cliente. Senza racconto, il piatto perde valore.

Che esperienza volete lasciare ai vostri ospiti?

Omar: Il cliente deve sentirsi a casa. Non viene al ristorante, viene da Omar e Davide. Vogliamo che porti via convivialità, qualità, esperienza… ma soprattutto il sorriso dello staff.

Quanto conta oggi la comunicazione, anche digitale?

Davide: È fondamentale. Il locale è molto scenografico e si presta alla comunicazione visiva. Abbiamo scelto uno stile ‘curato ma non ingessato’: elegante ma accessibile. Anche i social raccontano questa identità, tra contenuti più costruiti e momenti spontanei.

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Raccontateci il vostro percorso.

Omar: Ho 31 anni, sono abruzzese. Ho iniziato a 18 anni a Venezia, facendo la gavetta — i primi mesi pulivo i bagni. Poi sono diventato direttore, ho studiato lingue (oggi ne parlo quattro) e ho capito che questo era il mio lavoro. Dopo varie esperienze, ho deciso di mettermi in gioco.

Davide: Vengo da una famiglia di commercianti. Ho iniziato con uno stabilimento balneare e da lì mi sono formato: corsi, gavetta, esperienza sul campo. Ho studiato anche finanza e marketing. Per me era importante saper fare tutto, per non dipendere da nessuno.

Oggi fare impresa nella ristorazione è cambiato?

Davide: Tantissimo. Non è più come una volta. Oggi servono competenze, presenza, sacrificio. L’attività richiede energia continua. È come stare nelle sabbie mobili: devi muoverti con attenzione, altrimenti vai giù.

Guardando al futuro: quali sono i vostri obiettivi?

Davide: Abbiamo scelto di chiamarci ‘Osare Roma’ e non ‘Osare Ristorante’, lascio intuire il perché.
Omar: Sognare è importante, ma siamo anche realisti. Vogliamo crescere, ma con i tempi giusti. Per ora costruiamo basi solide.

Un’ultima parola per descrivere questo momento?

Omar: Costruzione.
Davide: E sacrificio. Ma anche tanta voglia di vivere e di fare bene.

 

Nella foto: a sinistra, Omar Staniscia, a destra, Davide Nasso.

ElPa.

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