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Intervista VerticalMovie 2026

VerticalMovie 2026, Salvatore Marino: «Il verticale è un mestiere»

Dal "quadro verticale" come linguaggio d'autore alla ripartenza della VerticalMovie Academy: così il cortometraggio per smartphone sfida lo scroll compulsivo dei social

by Redazione
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Si è chiusa con una festa fino a notte fonda alla Casa del Cinema di Roma la nona edizione del VerticalMovie, il festival internazionale del cinema verticale prodotto da Cinelook APS. Tre giorni di incontri, masterclass e proiezioni hanno portato in sala un pubblico numeroso, con ospiti come Guido De Angelis e Silvia Scola, presidente di giuria, e una cerimonia di premiazione che ha incoronato A bed story di Claudio Recenti, girato con una sola inquadratura fissa su un letto matrimoniale e premiato con una Canon EOS C50.

Dietro la manifestazione c’è Salvatore Marino, ideatore e direttore artistico, che dal 2018 ha trasformato un esperimento in un appuntamento di riferimento per chi racconta in 9:16. Lo abbiamo incontrato a edizione conclusa per fare il punto su un formato che non vuole più essere considerato una moda: dalla nuova sezione VerticalTalent, nata con Canon per scoprire autori emergenti, alla crescente presenza di opere seriali, fino al rilancio della VerticalMovie Academy. Il filo conduttore è una convinzione precisa: lo smartphone, che ha circa 6 miliardi di utenti nel mondo, può diventare uno strumento di racconto e non soltanto di consumo.

Dal 2018 a oggi il VerticalMovie è diventato un appuntamento che si espande a tre giorni e apre alla serialità. Cosa segna, secondo lei, il vero salto di qualità di questa nona edizione rispetto alle precedenti?

Sicuramente la partnership con Canon e la sezione Vertical Talent nata appositamente in collaborazione con Canon. Una sezione pensata per scoprire talenti nell’ambito della scrittura dedicata all’audiovisivo. Un luogo laboratoriale e di sperimentazione sulle tecniche di ripresa in 9:16 e la scrittura nativa verticale. L’altra novità è la considerevole presenza di numerose opere seriali. Tra queste “Il vuoto nel muro” in 24 puntate di Franco Bertini e “UNORA” in 12 puntate, di Riccardo Riande e Cristiano Malacrino .

Salvatore Marino, direttore artistico di VerticalMovie, festival internazionale del cinema verticale, racconta la nona edizione: la partnership con Canon, la sezione VerticalTalent e il debutto delle serie

Parla del verticale come “linguaggio d’autore” e non come semplice orientamento del dispositivo. Come si convince un regista abituato all’orizzontale a pensare davvero in 9:16, e non solo a “girare uno smartphone in verticale”?

Il regista deve raccontare una storia, e per raccontarla deve scegliere l’inquadratura più congeniale per veicolare l’idea che vuole trasmettere, in pratica è l’esigenza narrativa che gli suggerisce il formato da adottare. Nel cinema, oltre ai luoghi e gli ambienti, si raccontano in prevalenza le persone, ed è qui che la narrazione richiede un quadro verticale, perché l’essere umano è verticale. Nei film che vediamo al cinema il primo piano, il piano americano e la figura intera avrebbero maggiore impatto e puntualità narrativa in un quadro verticale. I duelli nei film western di Sergio Leone e di John Ford in verticale avrebbero avuto in primo piano la figura umana dei duellanti a riempire l’intero schermo, dalla testa ai piedi. Il quadro orizzontale non ha queste stesse facoltà. Damien Chazelle lo ha dimostrato nel suo corto verticale intitolato “The stunt double”, opera premiata al VerticalMovie del 2020.

La nuova sezione VerticalTalent offre ai filmaker emergenti l’uso gratuito di attrezzatura professionale e sfocia in un vertical drama a episodi. Pensa che questo modello di formazione-produzione possa diventare la strada principale per entrare nel settore, superando i canali tradizionali?

Ne sono pienamente convinto. Oggi più che mai ci troviamo in una condizione mutata dei tempi. Abbiamo attraversato il guado verso una nuova era della comunicazione audiovisiva. Le giovani generazioni utilizzano il formato verticale nativo per raccontare storie, l’ergonomia del dispositivo che teniamo in mano come un estensione dei nostri arti impone il quadro verticale. Lo smartphone si impugna in verticale, il suo schermo detta le regole, è raro vedere qualcuno che guarda lo smartphone in orizzontale, addirittura anche quando i contenuti da fruire sono orizzontali. La novità è che nel mercato dell’audiovisivo c’è un nuovo media che prima non c’era, la televisione ed in parte minore anche il cinema devono farci i conti. Lo smartphone è posseduto da circa 6 miliardi di persone, un contenuto audiovisivo verticale ha delle potenzialità di penetrazione del mercato che il cinema e la televisione non hanno.

Lei stesso dice che le app “non si pongono” la domanda se il verticale possa anche “dirci qualcosa”. Qual è il confine tra il linguaggio che il festival vuole promuovere e l’estetica da app che lo ha reso popolare?

Le app nascono per rendere fruibile il contenuto che trattano, e i contenuti sono i più svariati, da quelli prevalentemente commerciali che trattano l’e-commerce a quelli d’informazione, d’intrattenimento e di cultura. Le piattaforme dei social network dominano il mercato attraverso un monopolio preoccupante, con modalità gravemente tossiche, che inducono ad un uso compulsivo dei contenuti proposti. Noi con VerticalMovie entriamo a gamba tesa ad interrompere lo scroll compulsivo dei social network con dei contenuti di qualità, il nostro festival propone opere autoriali di alto livello artistico e vogliono dire ai giovani che lo smartphone non è solo influencer, like e commenti, ma uno strumento capace di metterci in condizione di raccontare il mondo con una grammatica filmica attraverso la scrittura ed il pensiero. Al festival ne abbiamo parlato in un panel intitolato “Lo schermo in tasca”, curato da Laura Rocchi di Cinelook APS, associazione culturale organizzatrice del VerticalMovie Festival.

Il festival si chiude con il lancio della VerticalMovie Academy. Che tipo di scuola sarà, a chi si rivolge e come si inserisce nel progetto più ampio di rendere il verticale un vero mestiere e non solo una moda?

La VerticalMovie Academy è una realtà nata nel 2019 e che ha subito una lunga ‘interruzione con la pandemia. Oggi riprende con vigore per formare i videomaker del presente, una nuova generazione di Filmaker che imparano a gestire il formato verticale come nessuno avrebbe saputo fare prima di loro. Il verticale oggi non è più una moda è a tutti gli effetti un mestiere.

ElPa.

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