Nel 1960 un ragazzo di diciotto anni torna da Roma con una medaglia d’oro olimpica e scopre che il mondo a cui torna non ha cambiato idea su di lui. A Louisville, in Kentucky, è ancora un figlio e un fratello, in una casa dove si fanno i conti con il razzismo e con i soldi che non bastano. Da qui parte The Greatest, la serie in otto episodi che Prime Video porterà in streaming il 4 novembre 2026 in più di 240 paesi e territori, e che racconta gli anni in cui Cassius Clay diventa Muhammad Ali.
La data è stata annunciata sul palco dell’ESSENCE Festival of Culture, in un incontro moderato da Kelley Carter (ESPN e ABC News). Con il creatore e showrunner Ben Watkins c’erano il protagonista Jaalen Best, Dana Gourrier, Amin Joseph, Kai Parham e Michael Ealy, e il pubblico ha visto in anteprima il primo teaser. È la prima serie scritta autorizzata sulla vita di Ali, con la vedova Lonnie Ali tra gli executive producer. La producono la Blue Monday di Watkins e la Outlier Society di Michael B. Jordan, insieme ad Authentic Studios, Roc Nation, PolyGram Entertainment e Grace: A Storytelling Company.
La medaglia dura il tempo del primo episodio. Dopo essere stato respinto da un locale segregato, Clay la getta nel fiume e decide di passare al professionismo. Intorno a lui prende forma una famiglia con le sue ombre: la madre Odessa, detta Bird, che tiene insieme la casa (Dana Gourrier), il padre Cassius Sr., pittore dalle ambizioni frustrate e dal carattere difficile (Omari Hardwick) e il fratello minore Rudy (Kai Parham), che conosce il semplice ragazzo desideroso di affermarsi nascosto dietro le dichiarazioni spavalde.
Come è costruita The Greatest: stanze vere, pugni coreografati e una colonna sonora che attraversa le epoche
Poi la strada si allarga. Ci sono il trasferimento a Miami e la palestra della Fifth Street, il trainer Angelo Dundee (Giovanni Ribisi), la trasferta a Londra contro Henry Cooper, che quasi lo manda al tappeto. C’è l’incontro con Malcolm X (Michael Ealy) e l’avvicinamento alla Nation of Islam, che mette a rischio la possibilità di combattere per il titolo. Sull’altro lato del ring c’è Sonny Liston (Amin Joseph), campione in carica che la serie non riduce ad antagonista: ha una vita propria, fatta di una carriera costruita dal nulla, di legami privati e di un’accettazione che il successo non gli ha dato. Il finale mette di fronte i due a ventidue anni di distanza dall’oro olimpico per Clay e porta al nuovo nome.
Watkins spiega di aver voluto togliere l’icona dalla vista per far emergere chi c’era prima. «Prima di essere un’icona, prima di essere una leggenda, era solo un ragazzo che cercava di diventare uomo», dice. Per questo i personaggi, ricorda, non sanno di fare la storia: la madre che spinge il figlio verso un piccolo incontro regionale pensa soltanto a quello.
Questa idea si ritrova nel lavoro dei reparti. La scenografa Elisa Sauvé ha ricostruito Louisville a Toronto, perché il quartiere di Walnut Street non esiste più, e ha riempito di dettagli anche gli angoli che la camera forse non inquadrerà mai: nei cassetti della casa dei Clay ci sono calze, un regalo di Natale ancora chiuso, una saponetta tenuta per un giorno che non era ancora arrivato.
Dal ragazzo al mito: Prime Video lancia la prima serie autorizzata su Ali
Il direttore della fotografia Stuart Campbell ha scelto uno sguardo da documentario, con obiettivi lunghi e la camera a distanza, e per i combattimenti ha tenuto circa l’85% delle riprese fuori dal ring, dove starebbero gli spettatori e i fotografi. I match sono stati preparati dalla squadra di boxe di Creed III, mentre Robin Urdang, supervisore musicale, ha messo insieme brani d’epoca e incisioni più recenti. Tra questi, una nuova versione di “Stand By Me”, canzone che Ali aveva registrato, nella scena in cui a Cassius viene chiesto di prendere le distanze dalla propria fede per non perdere il titolo.
Scegliere gli anni della formazione, anziché una biografia completa, lascia spazio ai rapporti familiari e ai dubbi di un ragazzo che ancora non conosce il proprio destino e dunque la direzione della serie è subito chiara: puntare sull’uomo prima che sul mito. Il racconto sta dentro la casa dei Clay e ne mette in evidenza le dinamiche familiari, con i rapporti tra Cassius, i genitori e il fratello Rudy che pesano quanto i risultati sul ring.
La frustrazione per la segregazione razziale è parte della vicenda e non uno sfondo: il rifiuto subìto in un locale segregato, che nel racconto porta Cassius a gettare la medaglia nel fiume, mostra quanto poco l’oro olimpico cambi le cose a Louisville. Ne esce un protagonista più fragile e meno sicuro di sé dell’immagine che si ha di lui, e questa scelta rende credibile il percorso che lo porterà alla sua evoluzione personale e lo consegnerà infine alla leggenda.
ElPa.