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Intervista MiaPensione

Pensioni, il futuro non può aspettare: il punto di MiaPensione

Dalla nascita di MiaPensione alla crescita di un nuovo modello di consulenza personalizzata: tecnologia, competenze normative ed educazione finanziaria per trasformare l’incertezza sul futuro in una strategia concreta e su misura

by Redazione
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Il 62% degli italiani teme che la pensione non sarà sufficiente a mantenere il proprio tenore di vita. Un dato che fotografa una preoccupazione diffusa, ma soprattutto una fragilità strutturale del sistema previdenziale, sempre più distante dalle carriere frammentate e dalle esigenze reali delle persone. In questo scenario si inserisce l’esperienza di MiaPensione, realtà fondata nel 2022 con l’obiettivo di colmare il vuoto informativo e strategico tra cittadini e previdenza. In questa intervista, Andrea Martelli, Fondatore e Amministratore della società, analizza le criticità del sistema italiano, racconta l’evoluzione di un modello di consulenza costruito sull’ascolto e sulla personalizzazione e riflette sull’urgenza di una vera educazione previdenziale, capace di restituire alle nuove generazioni il controllo sul proprio futuro. 

In Italia il 62% delle persone teme che la pensione non sarà sufficiente: quali sono oggi le principali fragilità del sistema previdenziale?

È una preoccupazione assolutamente concreta. Parliamo di quello che definiamo Gap Previdenziale: la differenza tra l’ultimo stipendio e il primo assegno pensionistico. Se negli anni ’90 questo scarto era del 20-25%, oggi in molti casi supera il 50%. La fragilità è strutturale: abbiamo sempre meno lavoratori che versano contributi per pagare le pensioni attive. Ci stiamo avvicinando a un rapporto di 1 a 1 tra lavoratori e pensionati, costringendo lo Stato a intervenire con oltre 180 miliardi l’anno per coprire il deficit dell’INPS. Serve una riforma profonda per evitare che la mia generazione e quelle più giovani si ritrovino davanti a un muro.

MiaPensione nasce nel 2022: quale vuoto informativo o operativo avete intercettato nel rapporto tra cittadini e previdenza?

Il sistema attuale è strutturato per comunicare con il cittadino solo quando i ‘giochi sono fatti’. C’è un enorme vuoto nella fase di pianificazione. Il sistema tradizionale non aiuta a esplorare tutte le potenziali vie d’uscita, né a gestire contributi versati in casse diverse o ottimizzare le scelte prima che sia troppo tardi. Questo limbo crea incertezza. Noi siamo nati per colmare questo spazio: non gestiamo solo una pratica, ma aiutiamo a comprendere quando, come e con quanto si andrà in pensione, trasformando il dubbio in strategia. 

MiaPensione: l’intervista ad Andrea Martelli, Fondatore e Amministratore della società. Dal timore di un assegno insufficiente alla necessità di una riforma strutturale: perché oggi il sistema previdenziale italiano mostra tutte le sue fragilità e impone ai cittadini un cambio di mentalità, dalla rassegnazione alla pianificazione consapevole

In pochi anni avete raggiunto oltre 20mila clienti: cosa ha convinto così tante persone ad affidarsi a voi?

La personalizzazione. Le persone non cercano una tabella standard, cercano qualcuno che ascolti il loro obiettivo: c’è chi vuole uscire dal mondo del lavoro prima e chi vuole massimizzare l’assegno. Noi costruiamo un percorso ad hoc, valutando ogni variabile: riscatti, ricongiunzioni, recupero di buchi contributivi. ‘Spacchiamo il capello’ analizzando sia la previdenza obbligatoria che le opzioni extra-sistema, fornendo certezze e strade percorribili. 

Il vostro software proprietario ricostruisce carriere frammentate: quanto questo problema è ormai strutturale nel mondo del lavoro italiano?

È ormai la norma. Non esiste quasi più la carriera lineare. Oggi il mercato del lavoro è fatto di passaggi tra dipendente e partita IVA, periodi all’estero o gestioni diverse. Questa frammentazione è una sfida per il calcolo manuale, ed è il motivo per cui abbiamo investito tantissimo nel nostro software. Riusciamo a dare una visione d’insieme anche nelle situazioni più complesse, dove la minima distrazione può costare anni di lavoro o migliaia di euro. 

In cosa si distingue la vostra consulenza rispetto ai tradizionali strumenti di simulazione pensionistica?

La differenza è il punto di partenza: l’obiettivo del cliente. I simulatori classici partono dalla posizione attuale per darti una data. Noi facciamo il contrario: partiamo da dove vuoi arrivare e usiamo la nostra competenza normativa e tecnologica per costruire il percorso. Non diamo una soluzione standard perché ‘mediamente è così’, ma creiamo una strategia su misura. La nostra consulenza non è una fotografia del presente, ma un progetto per il futuro. 

Vi rivolgete sia a lavoratori sia a pensionati: quali sono le richieste più frequenti da entrambe le categorie?

I pensionati ci chiedono principalmente di verificare se i conteggi dell’assegno siano corretti; spesso riscontriamo errori dovuti alla complessità normativa. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei nostri clienti sono lavoratori. La loro richiesta principale? Anticipare il più possibile l’uscita. È un’esigenza molto più sentita rispetto a quella di ottenere un assegno più alto. Le persone desiderano riprendersi il proprio tempo.

Avete scelto di parlare di pensioni anche sui social: perché è fondamentale rendere questo tema accessibile a tutte le età?

Le persone, oggi, vivono sui social. È fondamentale informare i più giovani perché la prevenzione è l’unica arma che hanno. Iniziare a ragionare sul futuro previdenziale a 30 anni, anziché a 60, cambia tutto. Vogliamo far capire che la previdenza obbligatoria va integrata con quella complementare. Informare significa dare alle nuove generazioni la certezza di un futuro migliore. 

Avete investito in un’academy interna per la formazione dei consulenti: quanto contano oggi le soft skill in un settore così delicato?

Moltissimo. Abbiamo creato l’Academy perché la nostra è una figura professionale nuova. Nel selezionare i talenti, guardiamo più a chi sono, rispetto a cosa sanno già fare. Cerchiamo intelligenza emotiva: parliamo di scelte che impatteranno sulla vita dei clienti per i prossimi trent’anni. Non basta essere tecnici, bisogna saper ascoltare e trasmettere sicurezza. La competenza tecnica la costruiamo noi, l’empatia no. 

L’ingresso di Moltiply Group nel capitale di MiaPensione che impatto ha avuto sul vostro percorso di crescita?

È stato un segnale fortissimo. Vedere un gruppo così importante, quotato in borsa, interessarsi a noi, ci ha confermato che la strada era quella giusta. Moltiply ci ha portato solidità nei processi e una capacità di strutturazione che ci ha permesso di scalare rapidamente, ottimizzando il servizio e offrendo ai nostri clienti un’esperienza sempre più fluida.

Guardando al futuro, quale dovrebbe essere il primo passo per costruire una vera educazione previdenziale e finanziaria per le nuove generazioni?

Dobbiamo partire dalle scuole. Lo vedo con le mie figlie: a scuola hanno imparato il valore della sostenibilità e lo hanno portato in famiglia. Se facessimo lo stesso con l’educazione finanziaria, creeremmo cittadini capaci di pianificare invece di subire il futuro. La pensione non è un tema ‘da vecchi’, è la base della nostra libertà. In MiaPensione lavoriamo perché ogni italiano possa progettare consapevolmente la propria serenità.

ElPa.

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