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Intervista Orodei

Orodei e AS Roma, Antonio Maesano: «Oro e tifo insieme»

Dal monogramma ASR alla lupa capitolina: la Collezione Premium in oro puro nasce dal rispetto per i simboli del Club e guarda al centenario giallorosso

by Redazione
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Un’azienda dell’oro fisico e una delle tifoserie più appassionate d’Italia: è da questo incontro, solo in apparenza bizzarro, che nasce la Collezione Premium di Orodei, dedicata alla community dell’AS Roma. Medaglie in oro puro con il monogramma “ASR” e la lupa capitolina, lavorate in bassorilievo, prodotte in vista del centenario del Club e prenotabili sulla piattaforma dedicata asromagold.orodei24.com. Ne abbiamo parlato con Antonio Maesano, presidente di Orodei, Gold Partner giallorosso, che ci ha spiegato come si costruisce un posizionamento capace di parlare insieme al tifoso, all’investitore e al collezionista, perché una partnership deve essere più di un logo e con quali criteri l’azienda sceglierà i prossimi partner sportivi e culturali.

Presidente Maesano, dal punto di vista comunicativo, come si è costruito il posizionamento di Orodei come “Gold Partner” di AS Roma? Che tipo di brand identity avete voluto trasferire attraverso questa partnership?

Per noi era importante che la partnership non si esaurisse nella presenza di un logo. Orodei opera in un settore nel quale reputazione e fiducia si costruiscono nel tempo e credo che da questo punto di vista ci sia una forte affinità con AS Roma: parliamo di un Club con una storia importante e soprattutto con un legame profondissimo con la propria comunità.

Abbiamo voluto portare all’interno di questa collaborazione ciò che Orodei cerca di essere ogni giorno: un’azienda solida e affidabile, ma allo stesso tempo capace di innovare un settore molto tradizionale. Essere Gold Partner della Roma per noi significa quindi associare il nostro nome a una grande realtà, ma soprattutto costruire qualcosa che abbia un valore concreto per le persone.

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Un prodotto d’investimento come l’oro fisico non è immediato da raccontare a un pubblico di tifosi. Quale strategia narrativa avete adottato per rendere comprensibile e desiderabile un asset finanziario attraverso la leva emotiva del tifo?

L’oro può sembrare un mondo distante, complesso, quasi riservato agli addetti ai lavori. In realtà è un bene che fa parte della nostra cultura da sempre: pensiamo alla sterlina o alla collanina che i nostri nonni regalavano in occasione di un battesimo. Noi abbiamo cercato di recuperare anche quella semplicità, incontrando però un linguaggio contemporaneo e una passione fortissima come quella per la Roma.

La Collezione Premium nasce proprio da questo incontro. Da una parte ci sono l’oro fisico e il suo valore, dall’altra simboli nei quali un tifoso si riconosce immediatamente. Non volevamo trasformare il tifo in finanza, ma creare un oggetto capace di tenere insieme appartenenza e valore nel tempo.

La collezione si inserisce nel percorso di avvicinamento al centenario dell’AS Roma. Quanto ha pesato, nella pianificazione della campagna, l’esigenza di sincronizzare il lancio con questo momento identitario per il Club, e quali altre iniziative di comunicazione sono previste lungo questo percorso?

Il centenario ha naturalmente un peso importante, perché non è semplicemente una ricorrenza: per un Club come la Roma significa cento anni di storia, persone, famiglie e generazioni che si sono riconosciute negli stessi colori. Poter accompagnare il Club verso un momento così significativo rende questa partnership ancora più speciale per noi.

La Collezione Premium rappresenta uno dei primi passi di questo percorso e abbiamo voluto iniziare proprio dai simboli che raccontano la storia della Roma. La collaborazione però è pensata per svilupparsi nel tempo, attraverso ulteriori attività dedicate alla community giallorossa che costruiremo insieme al Club nel percorso verso il centenario.

Simboli come il monogramma “ASR” e la lupa capitolina sono elementi fortemente identitari per la tifoseria. Come avete lavorato, in coordinamento con AS Roma, per tradurre questo patrimonio simbolico in un prodotto fisico senza snaturarne il valore percepito?

Quando lavori con simboli che appartengono alla storia di un Club devi avere innanzitutto rispetto. Non volevamo semplicemente mettere un logo su un prodotto in oro, ma realizzare qualcosa che un tifoso potesse riconoscere come autenticamente legato alla Roma.

Il lavoro con il Club è stato fondamentale proprio per questo. Abbiamo cercato di valorizzare i simboli storici attraverso un prodotto essenziale, prezioso e destinato a durare nel tempo. Anche la lavorazione in bassorilievo e la scelta dell’oro puro vanno in questa direzione: dare materialità a qualcosa che per il tifoso ha innanzitutto un valore emotivo.

La campagna si sviluppa integralmente su una piattaforma digitale dedicata, asromagold.orodei24.com. Che ruolo ha giocato il digital nella strategia di lancio, e quali canali avete privilegiato per raggiungere la community giallorossa?

Il digitale per noi non è soltanto un canale di comunicazione, ma una parte centrale del modello Orodei. Da anni lavoriamo per rendere sempre più semplice e naturale anche l’acquisto di oro fisico attraverso strumenti digitali, senza rinunciare alla sicurezza e all’assistenza che un investimento di questo tipo richiede, nel pieno rispetto di tutte le normative legali e fiscali applicabili, per garantire all’utente finale trasparenza, tutela e certezza dell’investimento.

Per questo era naturale che la Collezione avesse una piattaforma dedicata, attraverso la quale il tifoso può informarsi, conoscere i diversi formati e procedere direttamente alla prenotazione. Per raggiungere la community, poi, è fondamentale lavorare in sinergia con i touchpoint digitali del Club e di Orodei: l’obiettivo è accompagnare le persone dalla scoperta del progetto fino alla possibilità concreta di approfondirlo e acquistare.

L’iniziativa del Kit in omaggio per le prime 100 prenotazioni è una leva forte per le campagne di attivazione. Che obiettivi di comunicazione vi siete posti con questo meccanismo, e come misurerete il successo dell’operazione oltre al dato di vendita?

Il Kit nasce innanzitutto dalla volontà di premiare le prime persone che hanno scelto di credere nel progetto, aggiungendo un ulteriore elemento di esclusività alla Collezione. È certamente una leva di attivazione, ma volevamo che fosse anche un modo per rafforzare il senso di appartenenza che sta alla base di tutta l’operazione.

Naturalmente guarderemo alle prenotazioni, ma per noi il risultato non si esaurisce nel numero di prodotti venduti. Sarà altrettanto importante capire la risposta della community, l’interesse generato dal progetto e, più in generale, quanto questa iniziativa riesca ad avvicinare un pubblico nuovo al mondo dell’oro fisico e a Orodei.

Operazioni come questa richiedono di parlare contemporaneamente a target molto diversi: il tifoso, l’investitore, il collezionista. Come avete calibrato messaggi e toni per non disperdere la coerenza della comunicazione verso questi pubblici?

In realtà credo che il punto di forza del progetto sia proprio quello di non obbligarci a scegliere un solo pubblico. La stessa medaglia può avere significati diversi per persone diverse: per qualcuno è innanzitutto Roma, per un altro è oro fisico, per un altro ancora è un oggetto da conservare.

Quello che abbiamo cercato di fare è non forzare nessuna di queste dimensioni. Il filo conduttore rimane il valore: quello emotivo dei simboli del Club e quello concreto del materiale con cui sono realizzati. Poi ciascuno può avvicinarsi alla Collezione partendo dalla motivazione che sente più propria.

Guardando al futuro, questa partnership con AS Roma rappresenta un modello che intendete replicare con altre proprietà sportive o culturali? E se sì, quali criteri guidano la scelta dei partner con cui costruire questo tipo di operazioni?

Non ci interessa replicare semplicemente lo stesso modello cambiando il nome del partner. Una partnership per noi ha senso quando può diventare qualcosa di più di una sponsorizzazione e creare un progetto concreto.

Con la Roma siamo riusciti a farlo perché c’erano le condizioni per mettere insieme due mondi apparentemente molto diversi e costruire un prodotto dedicato alla sua community. È questo che cerchiamo anche quando valutiamo nuove collaborazioni: realtà solide, con una forte identità e una comunità riconoscibile, con le quali sia possibile immaginare qualcosa che abbia valore per entrambe le parti.

Lo sport rimarrà certamente un territorio importante per Orodei, ma non è l’unico. Il criterio non è essere presenti ovunque: è scegliere contesti nei quali possiamo costruire qualcosa che abbia una ragione di esistere.

ElPa.

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