Lasciare una carriera consolidata in Publitalia per costruire da zero un’impresa immobiliare a Bali. È il percorso coraggioso di Francesca Rizzo, founder di Bali Holiday Properties, che ha scelto di abbandonare sicurezze e status per inseguire una vita più autentica e significativa. In questa intervista, Francesca racconta le sfide di fare impresa da donna e straniera, il vero significato del successo, il valore delle relazioni e l’importanza di restare fedeli a se stessi, anche quando il cambiamento fa paura. Un racconto lucido e ispirante, che invita a riflettere su cosa significhi davvero “vivere bene”.
Qual è stato il momento esatto in cui ha capito che era arrivato il momento di cambiare vita e lasciare una carriera consolidata in Publitalia?
Non c’è stato un solo momento, ma una serie di segnali sempre più forti. Ricordo però una mattina in particolare: ero nel parcheggio degli studi televisivi dove lavoravo, in lontananza vedevo la sbarra dell’ingresso, abbassata, e al di là la strada con le auto che scorrevano nei due sensi di marcia. Mi è mancato il fiato: mi sono sentita in prigione.
Ho pensato “possibile che la mia vita debba essere tutta così?”. Guadagnavo bene, avevo un lavoro riconosciuto, ma dentro sentivo un vuoto. Non ero felice, non ero libera. E soprattutto, non mi sentivo più allineata con ciò che volevo veramente. Da lì ho iniziato a progettare il cambiamento, passo dopo passo. La decisione finale l’ho presa sulla spiaggia di Fregene, dove andavo sempre quando avevo bisogno di riflettere. Ho fatto una foto quel giorno, sapendo che sarebbe stata una pietra miliare nella mia vita.
“La libertà non ha prezzo”: la nuova vita di Francesca Rizzo tra Bali, impresa e autenticità. In un’intervista, un caso esemplare fatto di scelte coraggiose, vita che cambia radicalmente e imprenditoria femminile vincente
Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato nel fare impresa a Bali in quanto donna e straniera? E come le ha superate?
Essere donna e straniera a Bali non è sempre semplice. Ti confronti con una cultura diversa, con regole non scritte, con un sistema che funziona in modo completamente differente dall’Europa, e decisamente maschilista. Gli affari si concludono tra maschi.
All’inizio mi arrabbiavo, ho cercato di cambiare le cose, imponendo la mia presenza. Ma poi ho capito che in alcune situazioni è più intelligente fare un passo indietro e adeguarsi alla cultura locale millenaria, avendo la consapevolezza che da sola non posso certamente cambiarla.
Abbiamo deciso, quindi, che a discutere i contratti vanno il nostro manager balinese e mio marito, ma insieme prima pianifichiamo e discutiamo la strategia da seguire e tutti i dettagli.
Insomma, ho capito che “Ego is not your amigo“, e l’importante è il risultato finale.
Per fortuna io, mio marito Michele e il nostro manager Komang, siamo una squadra affiatata e lavoriamo in team, ognuno con il proprio ruolo e le proprie competenze. La chiave è stata l’umiltà: imparare, ascoltare, costruire relazioni vere sul territorio. E poi la tenacia: non mollare, anche quando le cose sembrano andare tutte storte.
Cosa significa per lei oggi “successo”? È cambiato il suo modo di definirlo rispetto a quando viveva e lavorava in Italia?
Totalmente. Prima, per me il successo corrispondeva allo stipendio, al ruolo, ai numeri. Oggi è svegliarmi la mattina sentendomi in pace, con il tempo per mia figlia, per mio marito, per la mia vita. È poter lavorare con passione, ma senza sacrificare la mia libertà. È vivere in un luogo che amo, facendo qualcosa che ha senso. Il successo, per me oggi, è equilibrio. È autenticità. È impatto. È portare cambiamenti positivi nella vita delle persone che lavorano insieme a noi. Riuscire a fare cose importanti per la comunità locale, con progetti concreti. Ad esempio stiamo lavorando per un orfanotrofio di Tabanan qui a Bali, una realtà piccola in cui possiamo davvero fare la differenza.
In che modo il podcast “Bali Talks” ha contribuito al suo percorso personale e imprenditoriale? C’è un episodio che l’ha colpita particolarmente?
“Bali Talks” è nato quasi per gioco, per una mia esigenza di connettermi con persone italiane qui a Bali (visto che nella vita di tutti i giorni frequento praticamente solo stranieri), ma è diventato un vero strumento di crescita.
Ogni intervista è uno specchio, un confronto, un’opportunità per scoprire quanto siamo tutti diversi e quanto, in realtà, ci assomigliamo.
Ho ascoltato storie di vite straordinarie, di coraggio, di rinascita.
L’episodio che mi ha colpito di più? Forse quello in cui ho intervistato mio marito Michele. Ovviamente la sua storia la conoscevo, ma ascoltarla raccontata in video mi ha emozionato molto.
Michele è una persona che stimo molto per la sua forza e la capacità che ha avuto nella vita di superare davvero tante difficoltà e non arrendersi mai, mantenendo sempre intatti il suo sorriso e la sua energia.
Guardando al futuro, quali sono i suoi prossimi obiettivi imprenditoriali e personali? E cosa consiglierebbe a chi sogna di cambiare vita come ha fatto lei?
Voglio continuare a costruire progetti immobiliari a Bali, continuare a dare voce alle persone in Bali Talks e creare qualcosa di importante per i bambini dell’orfanotrofio.
A livello personale, il mio obiettivo è essere sempre più presente, leggera, connessa a ciò che conta davvero.
A chi sogna di cambiare vita, direi: non aspettate il momento perfetto. Non esiste. Iniziate da dove siete, con quello che avete. Non sarà facile, ma sarà vero. E questo vale molto più di qualsiasi certezza.
El.Pa.