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Lec GROM Leclerc

Il gelato senza sensi di colpa di Leclerc conquista Roma

LEC, il brand fondato dal campione di Formula 1 insieme al gelatiere Federico Grom e Guido Martinetti, sbarca nella capitale con una proposta inedita: massimo 399 calorie per barattolo e un nuovo gusto alla nocciola che sfida le convenzioni del mercato

by Redazione
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è una storia che parte da un pranzo a Monaco, da un pilota ventunenne con la passione del gelato e da un gelatiere che giurava di non voler più mettere piede in una gelateria. Quella storia si chiama LEC, e da oggi è disponibile nei supermercati di Roma e del Lazio.

Il brand, fondato con quote paritetiche da Charles Leclerc, Federico Grom, Guido Martinetti e Nicolas Todt, arriva nella capitale dopo due anni di consolidamento commerciale nel centro-nord Italia e in Francia. Il lancio coincide con l’introduzione di un sesto gusto, WHY NUT?, un cremoso alla nocciola con variegato al cacao, fedele al claim del marchio: why resist?

«La nostra visione, fin dal primo giorno, è stata quella di superare la possibile contrapposizione tra il desiderio di gratificazione e scelte alimentari consapevoli. LEC è nato per dimostrare che queste due dimensioni possono coesistere, elevando l’esperienza del gelato a un momento di vera libertà.» Federico Grom, co-fondatore di LEC

  • 399 Kcal max per barattolo (460 ml)
  • −34% Calorie vs media di mercato
  • 550k Follower organici su Instagram
  • 4 Mercati attivi: IT, FR, UK, CH

Tutto nasce, racconta Federico Grom, da un incontro casuale con Leclerc mediato da un amico comune. «Gli ho detto: vediamoci con un unico vincolo, dobbiamo rispondere sinceramente alle domande che ci faremo. Se non possiamo rispondere, non rispondiamo.» Da quella stretta di mano è nata prima un’amicizia, poi l’idea di business.

Federico Grom

Federico Grom

La svolta arriva alla prima riunione operativa, tenutasi nell’azienda agricola Mura Mura di Costigliole d’Asti, quando Leclerc confessa ai soci di voler mangiare il gelato tutti i giorni ma di sentirsi in colpa: ogni grammo in più si traduce in centesimi di secondo sul cronometro. «Ci siamo fermati tutti su quel “sentirsi in colpa”», ricorda Grom, «e il progetto si è trasformato: non più un gelato per sportivi, ma un gelato che non facesse sentire in colpa nessuno, nel rispetto della tradizione e del piacere.»

«Il senso di colpa ce l’hai prima, durante o dopo? Prima dici forse non dovrei… dopo, forse non dovevo… Noi ci mettiamo in mezzo: con Lec basta, senso di colpa dimenticato, perché resistere? Passi al “posso, ma sì, non è successo niente”»

La sfida tecnica è ricaduta su Guido Martinetti, il quale — forte degli anni trascorsi come uno dei massimi esperti mondiali di gelato all’interno del gruppo Unilever — ha lavorato sulla sostituzione dei grassi e degli zuccheri tradizionali con edulcoranti naturali come eritritolo e stevia, e sull’aggiunta di fibre solubili (polidestrosio e inulina, derivate da mais e cicoria) per mantenere cremosità e struttura. Il risultato: un contenuto calorico massimo di 130-150 Kcal per 100 grammi, il 34% in meno rispetto alla media UIF dei gelati in vaschetta più venduti in Italia.

Roma, mercato strategico: l’accordo con Gros vale metà della distribuzione cittadina

La scelta di posticipare il lancio romano rispetto ad altre piazze — Grom ricorda con autoironia di aver aperto a Tokyo prima che a Roma — non è stata casuale. «La distribuzione di Roma è molto localizzata: il gruppo Gros da solo copre il 50% dei punti vendita iper e supermarket», spiega il fondatore. Siglato quell’accordo, insieme alle intese con Elite Supermercati, Esselunga, Carrefour, CONAD della Cooperativa Nord-Ovest e alcune settimane promozionali con Lidl, LEC raggiunge in un colpo solo una copertura capillare della capitale.

Il dato è rilevante se si considera che il mercato laziale del gelato in vaschetta vale circa 30 milioni di euro l’anno (8,2 milioni di unità, fonte Nielsen IQ 2025), con un prezzo medio per unità di 3,63 euro, leggermente superiore alla media nazionale. Il prezzo suggerito per LEC è di 4,99 euro a barattolo.

Sul fronte della comunicazione, il brand ha scelto una strategia volutamente capillare ma non massiva. «Abbiamo più di 550.000 follower organici», sottolinea Grom, «quando brand che investono centinaia di milioni di euro l’anno di media ne hanno solo 200-300.000 in più. Abbiamo impostato la società come una startup sostenibile: non aggiungiamo spesa finché non c’è solidità.» A Roma il piano prevede retail media localizzato con le insegne del gruppo Gros e totem in punto vendita, affiancati dalla collaborazione con professionisti della nutrizione come il nutrizionista romano Alessio Di Gennaro.

«Il mercato laziale è molto evoluto e competitivo. Nei primi due anni abbiamo lavorato al consolidamento degli aspetti commerciali e operativi, così da poter approcciare una piazza così complessa con la giusta maturità, offrendo alle insegne locali un progetto attrattivo sia per il consumatore che dal punto di vista commerciale.»

Quanto ai piani futuri, la roadmap prevede il consolidamento in Italia, Francia, Regno Unito e Svizzera nei prossimi tre anni, con l’obiettivo di avviare poi nuovi mercati — il sogno dichiarato restano gli Stati Uniti. Sul piano economico, il brand ha chiuso il primo anno completo a circa 2,5 milioni di euro di fatturato e punta alla sostenibilità operativa entro il corrente esercizio, con una crescita attesa di almeno il 20% rispetto all’anno precedente.

Nelle foto: Federico Grom.

Lec

ElPa.

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