In un’Italia segnata da un’eccessiva produzione normativa e da tempi lunghi di applicazione delle leggi, il rapporto tra diritto e tecnologia si fa sempre più cruciale. Ne è convinto il prof. Antonio Maria D’Amico, pioniere dell’informatica giuridica, docente e project manager in ambito tecnologico, che da anni studia le intersezioni tra giustizia, innovazione e libertà.
D’Amico riflette su come l’intelligenza artificiale possa contribuire a razionalizzare il sistema legislativo, rendendolo più efficiente e comprensibile, senza sacrificare i valori fondamentali della democrazia e dei diritti umani. Un equilibrio delicato, che richiede competenza tecnica, consapevolezza etica e una nuova cultura del diritto capace di dialogare con il futuro.
Già negli anni ’80 è stato socio fondatore di ANDIG, Associazione Nazionale Docenti di Informatica Giuridica. Quali erano allora le sfide principali dell’informatica giuridica e quanto è cambiato lo scenario oggi?
Le tecnologie informatiche negli anni Ottanta e Novanta erano all’inizio, soprattutto le tecnologie informatiche di rete. Per estrarre le informazioni giuridiche bisognava programmare in un linguaggio macchina e per utilizzare diversi archivi giuridici bisognava utilizzare linguaggi di ricerca diversi; si dovevano studiare questi linguaggio tutti diversi, veramente per nulla user friendly.
Oggigiorno la situazione delle tecnologie è imparagonabile con il periodo 80/90; in quel periodo era necessario contemporaneamente sviluppare le prime tecnologie, razionalizzare i processi amministrativi e soprattutto fare uno sforzo titanico di formazione.
Una norma, per essere efficace, deve essere chiara, giusta e applicata in tempi congrui. Qual è oggi, secondo lei, il principale ostacolo alla tempestività dell’applicazione della legge?
Non vi è un solo ostacolo, ma una serie di concause, di seguito le maggiori: le amministrazioni hanno compiti molto frammentati, di conseguenza la frammentazione delle norme; il legislatore italiano non fa abbastanza per semplificare sia il linguaggio sia la struttura logica delle norme; non vi è un’abitudine consolidata di far decadere le vecchie leggi che la nuova legge ingloba o rende superflue.
Laddove l’esperienza dell’informatica amministrativa degli ultimi 30 anni ha dimostrato che le tecnologie informatiche in assenza di semplificazione delle procedure non portano ai risultati attesi, la tecnologia d’Intelligenza artificiale generativa permetterà ai sistemi di AI di proporre possibili soluzioni di razionalizzazione e di semplificazione dell’intero sistema normativo.
Dalla filosofia del diritto alla tecnologia: come l’intelligenza artificiale può restituire al legislatore chiarezza, tempestività e democrazia
Tra i filosofi che hanno approfondito la necessità di leggi chiare e applicabili ricordiamo alcuni tra i nomi più noti:
- Norberto Bobbio ( 1909 – 2004), ha teorizzato la necessità di un diritto trasparente e democratico;
- Cesare Beccaria (1738–1794). Opera: Dei delitti e delle pene (1764), sosteneva che le leggi dovessero essere chiare, pubbliche e comprensibili per tutti, perché solo così possono essere rispettate e prevenire il crimine.
- Jeremy Bentham (1748–1832), fondatore dell’utilitarismo giuridico, propose il concetto di codificazione delle leggi per renderle accessibili e razionali.
- Hans Kelsen (1881–1973), teorico del positivismo giuridico e autore della Teoria pura del diritto, insisteva sulla precisione formale e sulla gerarchia normativa, per garantire prevedibilità e coerenza nell’applicazione.
Il rapporto tra tempestività della norma e rispetto delle libertà è delicato e centrale nella filosofia del diritto e nella teoria dello Stato di diritto. La libertà non è assenza di regole, ma presenza di regole certe e applicabili.
In che modo l’intelligenza artificiale può supportare il sistema giuridico nell’affrontare il problema dell’ipertrofia legislativa e della lentezza nell’applicazione delle norme?
I chatbot giuridici a regime dovranno assistere il legislatore nel compito di identificare le leggi che non sono più necessarie ed abolirle, quindi ridurne in modo sostanziale il numero; a quel punto con una numero minore di leggi e grazie a nuove leggi più chiare, la velocità del diritto sarà realizzabile molto più facilmente.
L’AI adeguatamente “formata” a operare in un settore normativo specifico sarà in grado di qualificare il contesto normativo e le relazioni tra diverse norme, analizzare in profondità il problema giuridico in termini semantici e del contesto ed infine sarà in grado di suggerire al legislatore come procedere verso nuove norme e/o verso degli accorpamenti normativi.
In breve :
- I chabot di AI permettono una profonda conoscenza delle fonti e del ragionamento giuridico;
- La AI favorisce l’analisi predittiva, la realizzazione di scenari, la conduzione di simulazioni e la gestione delle criticità;
- L’AI ci permette di ottenere decisioni in tempi molto brevi, con un uso ottimale delle risorse economiche.
L’IA nel diritto pone inevitabilmente questioni etiche e di libertà. Quali garanzie dovrebbero essere adottate per evitare che l’automazione limiti la democrazia e i diritti fondamentali?
I sistemi normativi dell’ Ai Act dell’UE e la legislazione italiana successiva si basano sul principio che l’IA deve essere sviluppata e utilizzata in modo sicuro, etico e rispettoso dei diritti fondamentali e dei valori europei come democrazia e diritti dei cittadini. Una classificazione dei sistemi di IA in base al loro livello di rischio per la sicurezza e i diritti delle persone stabilisce una serie di requisiti e obblighi per i fornitori e gli utenti di tali sistemi e garantisce che questi principi vengano tutelati.
Lei ha maturato esperienze come project manager in diversi settori tecnologici. Quali contaminazioni tra mondo giuridico e innovazione tecnologica ritiene più feconde per il futuro?
La tecnologia avanza indipendentemente dal diritto e talvolta il diritto fa fatica a stare al passo con la tecnologia, sarà cosi per la AI. Premesso ciò, la AI ha un potenziale che la pone su un livello più alto delle tecnologie conosciute fino a ora e sarà fondamentale vigilare che il mondo giuridico sia in grado di mantenere il suo ruolo nella società a garanzia di eticità, democrazia ed integrità dell’essere umano.
Guardando avanti, pensa che l’IA potrà mai affiancare realmente il giudice nelle decisioni o resterà sempre e soltanto uno strumento di supporto?
Gli sviluppi della AI ci stanno cogliendo impreparati e contemporaneamente ci stupiscono in positivo. Il giudice del futuro sarà diverso dal giudice di oggi, l’empatia tra giudice e AI sarà completa.
ElPa.