Home MARKETING Pokémon Go mania: tra incidenti, malware e bufale impazza il nuovo gioco in realtà aumentata

Pokémon Go mania: tra incidenti, malware e bufale impazza il nuovo gioco in realtà aumentata

by Redazione
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Ormai è esplosa a livello planetario la Pokémon Go mania: il nuovo game mobile in realtà aumentata, che consente di catturare i mostriciattoli giapponesi visualizzandoli direttamente nel proprio ambiente circostante grazie a fotocamera e geolocalizzazione, ha coinvolto in maniera massiva gli utenti del web, rendendoli ancora più interconnessi e dipendenti dal proprio smartphone.
 
Così, mentre ci si entusiasma e ci si interroga su eventuali future potenzialità di sviluppo commerciale dell’app – pensate alla geolocalizzazione e integrazione nel gioco di attività commerciali, locali, uffici di pubblica utilità e via dicendo –  corre veloce anche la frenesia dei denigratori del gioco che gridano allo scandalo relegando la novità al rango di moda sciocca. Fioccano di conseguenza anche tutta una serie di problematiche figlie di una popolarità così vasta e totalizzante.
 
In primo luogo occorre considerare il rischio della "distrazione di massa" generata dall’utilizzo dell’app, capace di causare incidenti spiacevoli e pericolosi. In America in particolare sono avvenuti un paio di episodi significativi: qualche giorno fa a Central Park è apparso un Pokémon rarissimo e la gente ha cominciato a rincorrerlo in un delirio di massa che generato scene inaudite con persone spintonate e calpestate, mentre a Long Island uno studente si è ferito cercando Pikachu, perché puntare ossessivamente lo sguardo sullo smartphone limita parecchio la percezione dello spazio circostante. Le strutture museali, indicizzate nel game come Pokéstop, sono corse ai ripari e stanno intervenendo per bloccare la febbre del gioco per garantire un comportamente decoroso dei visitatori e il rispetto dei beni culturali custoditi al proprio interno. 

Da non sottovalutare poi il pericolo malware: sono già arrivate infatti app dal nome simile create per gabbare gli utenti meno esperti. Attenzione dunque a “Pokemon Go Ultimate”, segnalata dall’azienda di sicurezza ESET su Google Play: una volta installata, l’app diventa “PI Network” e blocca lo schermo dello smartphone con un’immagine dei personaggi del gioco. Dopo aver riavviato il dispositivo, l’app scompare del tutto, ma continua a funzionare in background e attiva pubblicità pornografiche che producono guadagni per i creatori dell’app. Google Play ha rimosso Pokemon Go Ultimate così come le app “Guide and Cheats for Pokemon Go” e “Install Pokemongo” portatrici di “scareware”, ovvero pubblicità minacciose che compaiono in pop-up e segnalano che il telefono è stato colpito da un virus. Occhi aperti quindi anche su questo versante, perché il numero di app infette è molto alto – circa 172 – ma è destinato ad aumentare proporzionalmente al successo dell’app originale.
 
E occorre fare attenzione anche all’oceano di bufale che si stanno generando intorno a questo fenomeno così dirompente. Solo per fare qualche esempio se avete letto di un incidente mortale sull’autostrada causato da un giocatore intento a catturare un Pokémon selvatico o di un adolescente ucciso dal fratello per paura che gli cancellasse l’app dal telefono, non allarmatevi, tutto falso. Così come non dovete cedere all’indignazione, allo sdegno o al panico se qualcuno dovesse riferirvi di cartelli della polizia comparsi in Australia con minacce per i giocatori, o di un quindicenne sparato da un passante per strada perché distratto a videogiocare, o, peggio, che i problemi di accesso a Pokémon Go sono dovuti a un attacco hacker dell’Isis. Per stare tranquilli sulla faccenda, monitorate il sito di fact-checking Snopes.com, mentre Vice.com ha spiegato che molte di queste storie sono state inventate da Cartel Press, un sito che rilancia notizie false per burlarsi dei media tradizionali.
 
Ancora non ci è dato sapere se l’app sviluppata da Niantic rivoluzionerà le regole dei videogiochi, del marketing e della realtà aumentata oppure sarà solo una fuggevole moda. Di certo ha fatto schizzare verso l’alto i conti finanziari di Nintendo che da anni arrancava dietro Microsoft e Sony. La scelta di puntare sulla saga anime frutto della creatività di Satoshi Tajiri si è rivelata provvidenziale: nei giorni scorsi il titolo di Nintendo è aumentato del 120% e ha superato Sony per capitalizzazione di mercato. Ma il vero potenziale commerciale di Pokémon Go è tutto da scoprire: Niantic, la società produttrice del videogioco posseduta da Google e da Nintendo, potrebbe valutare formule di business ancora più remunerative, come le sponsorship con grandi marchi o eventuali accordi con gli esercizi commerciali, che potrebbero diventare, pagando, dei Pokéstop. 

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