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Intervista Parco delle Querce

Parco delle Querce, la nuova ospitalità che racconta la Tuscia

La cucina come identità: territorio, produzione propria e autenticità

by Redazione
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Nel cuore silenzioso della Tuscia viterbese, a pochi chilometri dal Lago di Bolsena, Parco delle Querce si impone come un agriturismo contemporaneo capace di trasformare l’ospitalità in un’esperienza narrativa. Guidato da Cristiano Germani, erede di una famiglia che da generazioni investe in questa terra, il progetto unisce design moderno e memoria contadina, mettendo al centro il territorio e le sue eccellenze.

Le otto camere rinnovate, le fotografie d’archivio che raccontano la storia agricola della famiglia, la produzione diretta di olio, miele, nocciole e frutti di bosco e una cucina che lavora esclusivamente materie prime locali rendono Parco delle Querce un luogo da scoprire e scegliere. Un indirizzo che celebra la Tuscia nelle sue forme più autentiche, tra accoglienza, natura e cultura gastronomica. Ecco la nostra intervista a Cristiano Germani.

Parco delle Querce nasce nel cuore della Tuscia ed esprime un’idea di ospitalità fortemente legata al territorio. Qual è la visione che ha guidato la trasformazione dell’agriturismo in un luogo identitario e contemporaneo?

Parco delle Querce nasce dal desiderio di trasformare un luogo agricolo di famiglia in uno spazio capace di raccontare la Tuscia con un linguaggio contemporaneo. La nostra visione si fonda su tre elementi: il rispetto delle radici, la cura per il paesaggio e un’idea di ospitalità evoluta, che non replica la tradizione ma la interpreta. Abbiamo voluto creare un agriturismo che fosse più di una struttura ricettiva: un luogo identitario, riconoscibile, dove natura, architettura e gastronomia dialogano in modo armonico.

La sua famiglia ha investito per anni in questa terra. In che modo la storia familiare e le radici agricole hanno influito sul progetto attuale?

La mia famiglia ha investito per generazioni in questa terra. Crescere in questo contesto ha formato il mio modo di vedere il lavoro: qui non si produce solo cibo, si custodisce un’eredità. Le radici agricole non sono un ricordo, ma la spina dorsale del nostro progetto: hanno orientato ogni scelta, dal rispetto dei cicli naturali fino all’idea di un’agricoltura etica e di un’accoglienza che parte dal campo.

Parco delle Querce, la nuova ospitalità che racconta la Tuscia. Tra radici familiari e visione contemporanea. La cucina come identità: territorio, produzione propria e autenticità

L’agriturismo dispone oggi di otto camere dal design contemporaneo ma con richiami alla memoria storica. Come avete lavorato sul restyling per mantenere un equilibrio tra innovazione e tradizione?

Nel restyling delle otto camere volevamo mantenere un dialogo aperto tra passato e presente. Abbiamo scelto materiali naturali, colori della terra, dettagli minimali e funzionali, inserendo però elementi che richiamano la storia dell’azienda agricola. Il risultato è un ambiente contemporaneo, pulito, ma capace di preservare la memoria emotiva del luogo.

Le grandi fotografie in bianco e nero nella sala principale raccontano un passato contadino autentico. Perché era importante dare questo spazio narrativo alla storia della vostra famiglia?

Le grandi fotografie in bianco e nero non sono un elemento decorativo: sono la nostra identità. Raccontano un passato genuino, fatto di sacrificio e di comunità. Era fondamentale dare spazio fisico alla nostra storia, perché ogni ospite potesse capire che ciò che vede oggi è il frutto di un percorso umano prima che imprenditoriale.

Parco delle Querce è anche un’azienda agricola con ulivi, noccioleti, frutti di bosco e arnie. Quanto conta per voi la produzione diretta e come si integra con la filosofia dell’accoglienza?

Per noi la produzione diretta non è un servizio aggiuntivo: è la base su cui poggia tutto. Gli ulivi, i noccioleti, l’orto, le arnie e i frutti di bosco sono parte della nostra quotidianità. Coltivare significa conoscere le stagioni, riconoscere la qualità, dare un valore reale alla parola locale. Questa dimensione agricola si integra con l’accoglienza perché ci permette di offrire esperienze autentiche, dal campo alla tavola.

Oltre alla materia prima per la cucina, realizzate olio, miele, succhi e creme di nocciole per la vendita. Come si sta sviluppando questo ramo produttivo e quali sono i prodotti più rappresentativi?

Olio, miele, succhi, confettura e creme di nocciole rappresentano l’evoluzione naturale dell’azienda. Sono prodotti che raccontano la Tuscia attraverso la trasformazione artigianale. Oggi il ramo produttivo sta crescendo, con una forte attenzione alla qualità e alla trasparenza. L’olio e la crema di nocciole sono i nostri prodotti più rappresentativi, perché legano tradizione agricola e ricerca gastronomica.

La cucina è il cuore pulsante della vostra proposta. Qual è la vostra idea di gastronomia e che valore ha la collaborazione con i piccoli produttori della provincia di Viterbo?

La nostra idea di cucina nasce dall’incontro tra territorio e tecnica. Lavoriamo con piccoli produttori della provincia di Viterbo, perché crediamo in una filiera corta che non è moda, ma responsabilità culturale. Ogni piatto vuole essere una narrazione: raccontiamo la Tuscia senza nostalgia, con una cucina che rispetta la materia prima e allo stesso tempo dialoga con la creatività.

Anche la carta dei vini è interamente dedicata alle cantine del territorio. Quanto è importante raccontare la Tuscia attraverso il calice e quali realtà enologiche vi hanno maggiormente ispirato?

La carta dei vini è dedicata esclusivamente alle cantine della Tuscia perché crediamo che il vino sia un linguaggio territoriale potente. Raccontare un territorio significa farlo anche attraverso le sue vigne, le sue altitudini, i suoi vitigni autoctoni. Ci hanno ispirato soprattutto le realtà che lavorano con identità forte e approccio artigianale, capaci di esprimere l’essenza vulcanica di queste terre.

La sua compagna si occupa di panificazione e lievitati. Come si inserisce questo elemento artigianale nella proposta gastronomica e che ruolo ha nella vostra identità culinaria?

Il lavoro nei lievitati è uno degli elementi più riconoscibili della nostra identità culinaria. La sua ricerca su panificazione, grandi lievitati e fermentazioni arricchisce la proposta gastronomica con un tocco artigianale profondo. È un contributo che dà valore ai nostri menù e che racconta il nostro modo di intendere il pane: vivo, quotidiano e sempre in evoluzione.

Parco delle Querce fa parte della rete Tuscia Viterbese. Cosa significa per voi essere parte di un sistema territoriale e quali opportunità offre in termini di visibilità e sviluppo?

Far parte della rete Tuscia Viterbese significa credere in un progetto collettivo. Non solo promozione, ma condivisione di valori, visione e responsabilità. Appartenere a un sistema territoriale ci permette di aumentare la visibilità, di creare sinergie e soprattutto di far parte di un racconto più ampio, che unisce aziende agricole, artigiani e operatori culturali.

Oggi l’agriturismo è un indirizzo che “va cercato e scelto”, lontano dai flussi turistici più trafficati. Che tipo di ospite desiderate attrarre e che esperienza volete regalare?

Siamo un indirizzo che va cercato e scelto, e questo ci permette di attrarre un ospite curioso, sensibile al territorio, desideroso di vivere un’esperienza autentica e rilassata. Chi arriva da noi cerca quiete, qualità, relazione umana. L’esperienza che vogliamo regalare è semplice e profonda: una pausa di vita, immersa nella natura, accompagnata da cucina, accoglienza e serenità.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi passi per Parco delle Querce tra ospitalità, produzione agricola e cultura gastronomica?

Il futuro di Parco delle Querce guarda in tre direzioni: ospitalità, con un ampliamento degli spazi esterni dedicati al benessere e alla convivialità; produzione agricola, con un investimento crescente nelle colture che meglio rappresentano il territorio; cultura gastronomica, attraverso eventi, serate a tema e progetti legati ai lievitati, che stanno diventando un pilastro identitario. Il nostro obiettivo è continuare a crescere senza perdere ciò che ci definisce: un legame profondo e sincero con la Tuscia.

ElPa.

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