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Odissea: Nolan riporta Omero sul grande schermo

Un cast stellare e una scommessa tecnica senza precedenti per il film più atteso dell'anno

by Redazione
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Il 16 luglio 2026 arriva nelle sale italiane Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan, un giorno prima dell’uscita statunitense. Dopo essersi confrontato con la fisica quantistica in Oppenheimer, il regista britannico si misura per la prima volta con un classico della letteratura antica, portando sullo schermo il poema attribuito a Omero e il lungo viaggio di ritorno di Odisseo a Itaca dopo la guerra di Troia.

Il cast: un’epopea corale

Scritto, diretto e co-prodotto dallo stesso Nolan insieme a Emma Thomas, il film riunisce un cast internazionale di prim’ordine. Matt Damon veste i panni di Ulisse, re di Itaca, mentre Anne Hathaway interpreta Penelope e Tom Holland il figlio Telemaco. Completano il cast Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron, Lupita Nyong’o, Elliot Page, Jon Bernthal, Benny Safdie, Mia Goth e Samantha Morton, quest’ultima nel ruolo della maga Circe. Nel racconto trovano spazio la maggior parte delle figure classiche del poema omerico, pur con qualche inevitabile omissione: i Lestrigoni, il ciclope Polifemo, le Sirene, Scilla e Cariddi, e la ninfa Calipso, che trattiene l’eroe per sette anni sulla sua isola.

Le riprese si sono svolte tra febbraio e agosto 2025 in location reali di grande suggestione: l’isola di Favignana, Lipari, Vulcano, Panarea e Ostia in Italia, la kasbah marocchina di Ait-Ben-Haddou, la spiaggia di Voidokilia e la Grotta di Nestore in Grecia, oltre a Islanda, Spagna e Scozia.

Odissea: Christopher Nolan riporta Omero sul grande schermo, tra kolossal IMAX e mito senza tempo

Gli aspetti tecnici: il kolossal più ambizioso di Nolan

Con un budget dichiarato di 250 milioni di dollari, Odissea è la produzione più costosa mai realizzata dal regista di Inception e Interstellar. Nolan ha scelto di girare l’intero film con cineprese IMAX, arrivando persino a far sviluppare nuove attrezzature per poter riprendere da distanza ravvicinata mantenendo un audio di qualità. Una scelta coerente con la sua storica avversione per gli effetti digitali: già in fase di lavorazione era emerso che il regista avesse preferito costruire un pupazzo meccanico di sei metri per dare corpo a Polifemo, piuttosto che affidarsi alla computer grafica.

Alla fotografia c’è il fedele collaboratore Hoyte van Hoytema, al montaggio Jennifer Lame, mentre le musiche sono firmate da Ludwig Göransson. Il film, della durata di 172 minuti, sarà proiettato anche nel formato IMAX a pellicola 70mm nelle sale dotate dei sistemi di proiezione analogici, per un’esperienza visiva che punta a restituire tutta la scala e la fisicità delle location scelte.

L’attesa del pubblico: un fenomeno prima ancora dell’uscita

Il fenomeno mediatico attorno al film era iniziato ben prima della sua uscita: un teaser di circa 70 secondi era stato distribuito in esclusiva nelle sale durante le proiezioni di Jurassic World – La rinascita, seguito dal primo trailer completo il 22 dicembre 2025, da un secondo trailer il 4 maggio 2026 e da quello finale il 1° luglio scorso. L’attesa dei fan di Nolan si è tradotta in un vero e proprio fenomeno di costume: c’è chi ha organizzato viaggi tra Stati diversi pur di vedere il film nel formato IMAX 70mm e chi ha acquistato decine di biglietti in anticipo. Le prime recensioni della critica internazionale, uscite nei giorni scorsi, si sono rivelate nel complesso positive, pur non mancando voci più critiche su alcune scelte di adattamento.

Il mito che si riscrive da sempre

C’è una ragione profonda per cui l’Odissea continua a tornare al cinema, in televisione, nei fumetti, ogni generazione trovando il suo narratore: prima di Nolan, il poema era già stato riletto nel 1954 da Mario Camerini con Kirk Douglas, nel 2004 attraverso il kolossal Troy, e più di recente nel 2024 da Uberto Pasolini con Ralph Fiennes protagonista. Il mito omerico, tramandato oralmente per secoli prima di essere fissato per iscritto, nasce già come materiale plastico, pensato per essere raccontato e riraccontato, adattato al pubblico e all’epoca che lo accoglie.

Ciò che rende interessante l’operazione di Nolan non è tanto la fedeltà filologica al testo, quanto la capacità di leggere nella storia di un uomo che impiega dieci anni a tornare a casa, segnato dalla guerra, dalla colpa e dalla propria hybris, una materia che parla direttamente al presente. Il ritorno impossibile, l’identità che si sgretola lontano dagli affetti, l’attesa di chi resta, la fedeltà messa alla prova: sono temi che attraversano indenni tremila anni di storia perché raccontano qualcosa di strutturale nell’esperienza umana. Nel trasformare Ulisse in una figura ambigua, mai del tutto eroica né del tutto colpevole, e nel dare corpo e voce alla resistenza attiva di Penelope, Nolan sembra suggerire che il senso più autentico del classico non stia nella sua conservazione intatta, ma nella sua capacità di essere continuamente reinterrogato.

Il “trauma” di Odisseo – ciò che davvero gli impedisce di fare ritorno a casa, la “verità” – richiama il crollo dei valori della società in cui l’eroe è cresciuto, dove l’ospitalità è sacra agli dei ma viene disintegrata dalle logiche cieche di una guerra di conquista travestita da debito d’onore, passando per una scelta deliberata e crudele verniciata da guizzo di ingegno. Il popolo che fino a quel momento è stato alfiere di cultura e progresso scopre così di contenere in sé il germe della decadenza: i richiami critici ai recenti accadimenti storici e alla crisi del mondo occidentale non sono moralismo pedestre da due soldi o, come avanzato ingiustamente da alcuni voci critiche, l’esaltazione di una tendenza “woke”, ma rappresentano un contributo di riflessione importante per imparare a fare i conti con cosa siamo stati e con cosa stiamo diventando.

È forse questo, in fondo, il motivo per cui a distanza di quasi tremila anni continuiamo ad avere bisogno di raccontare la storia di un uomo che prova a tornare a casa.

ElPa.

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