Tutto è cominciato nel 2012, durante un viaggio in auto, davanti a un borgo e a un monastero di cui non si poteva conoscere la storia senza fermarsi a cercarla. Da quell’intuizione, la “Geo-radio” immaginata da Bruno Pellegrini, CEO e fondatore di Loquis, è diventata un atlante sonoro dei luoghi, capace di raccontare ciò che ci circonda in base alla posizione di chi ascolta. Oggi quella visione entra in un museo con “GNAMC – Guarda oltre”, il podcast tour della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea che accompagna il visitatore verso le opere partendo da un fatto di cronaca, da un fenomeno scientifico o da un gesto quotidiano.
L’ascolto è gratuito, disponibile tramite QR Code o app, e non richiede nemmeno di trovarsi in Galleria. In questa intervista, Pellegrini racconta la scelta della “visione laterale” al posto del racconto storico-artistico canonico, il valore e le responsabilità di una sponsorizzazione con un’istituzione pubblica e il ruolo innovativo di una voce sintetica guidata da una regia umana. Guarda poi al futuro, con le sperimentazioni di Loquis Labs su intelligenza artificiale e realtà aumentata e a un principio che resta fermo: la tecnologia deve aggiungere qualcosa all’esperienza culturale, senza sostituirsi all’opera né imporne un’interpretazione.
Loquis si definisce un “atlante sonoro” dei viaggi. Come è nata l’idea di raccontare i luoghi attraverso podcast geolocalizzati, e che cosa distingue questo linguaggio dalle tradizionali audioguide?
L’idea di Loquis nasce da un’esperienza personale. Era il 2012 e stavo viaggiando da solo in auto, attraversando luoghi che attiravano la mia attenzione: un borgo, un monastero, un paesaggio particolare. Mi rendevo conto che ciascuno di quei luoghi aveva probabilmente una storia interessante, ma per conoscerla avrei dovuto fermarmi, cercare informazioni e leggerle. E mentre guidavo non potevo farlo.
Da lì è nata un’intuizione: perché non creare una sorta di radio capace di raccontare automaticamente ciò che ci circonda, in base alla nostra posizione? L’avevo immaginata come una “Geo-radio”, che nel tempo si è evoluta fino a diventare Loquis, un vero e proprio atlante sonoro dei luoghi.
La differenza rispetto a una tradizionale audioguida sta soprattutto nell’approccio narrativo. Non vogliamo limitarci a descrivere monumenti o punti di interesse, ma raccontare le storie che rendono un luogo particolare, comprese quelle meno conosciute. E soprattutto vogliamo che l’ascolto accompagni l’esperienza, senza interromperla: che si tratti di un viaggio in auto, di una passeggiata in un borgo o, come nel caso della GNAMC, di una visita al museo.
Voce sintetica con regia umana, QR Code e app: il fondatore di Loquis svela il metodo dell’atlante sonoro e i progetti di Loquis Labs tra AI e realtà aumentata
Con “GNAMC – Guarda oltre” partite da un fatto di cronaca, da un fenomeno scientifico o da un gesto quotidiano per arrivare all’opera. Perché avete scelto lo storytelling per associazioni, invece del racconto storico-artistico più canonico?
Perché il nostro modo di osservare un’opera non è mai neutro: dipende dalle esperienze, dalle conoscenze, dal contesto in cui ci troviamo e persino dal nostro stato d’animo. Con “Guarda oltre” abbiamo voluto esplorare questa possibilità, proponendo una visione laterale: entrare nell’opera da un punto di vista inatteso, attraverso qualcosa che appartiene anche alla nostra vita. Un fatto di cronaca, un fenomeno scientifico o un gesto quotidiano possono accendere una curiosità, creare una connessione e portarci a osservare un dettaglio che prima ci sfuggiva. Anche chi conosce già quell’opera può così incontrarla di nuovo e leggerla diversamente. Il racconto storico-artistico resta un riferimento fondamentale, noi abbiamo scelto di affiancargli altre chiavi di lettura, usando la voce e il suono per coinvolgere l’immaginazione e lasciare spazio alla sensibilità di chi ascolta. Ci interessa che il visitatore, dopo il podcast, torni a guardare l’opera con una domanda in più e con il desiderio di soffermarsi.
Il progetto nasce da una sponsorizzazione con un’istituzione pubblica di prestigio. Quali sono, dal punto di vista di una realtà privata e innovativa come Loquis, il valore e le responsabilità di una partnership di questo tipo, anche in termini di posizionamento e visibilità?
Il nostro lavoro è raccontare le storie dei luoghi e i musei sono luoghi speciali: custodiscono opere ma anche memorie, idee e relazioni. Collaborare con la GNAMC rappresenta quindi una grande responsabilità e una sfida molto stimolante. Significa confrontarsi con l’autorevolezza di un’istituzione pubblica e mettere le nostre competenze al servizio del suo patrimonio e dei suoi pubblici. Il valore nasce dall’incontro tra competenze diverse. Crediamo che una curatela multidisciplinare, costruita attraverso il dialogo con il museo, possa offrire un’esperienza riconoscibile e creare valore per chi visita. Per Loquis è anche un’opportunità di visibilità e di posizionamento nel settore culturale certamente ma quella visibilità comporta un impegno preciso: dimostrare sul campo la qualità della proposta, rispettare l’identità dell’istituzione e offrire al pubblico uno strumento accessibile e coinvolgente. È così che una sponsorizzazione può diventare una collaborazione capace di generare valore nel tempo.
La voce narrante è realizzata con una sintesi vocale basata sull’intelligenza artificiale. Che cosa vi ha spinto a questa scelta, e come bilanciate efficienza tecnologica e capacità di emozionare, soprattutto in un contesto culturale?
Dietro quella voce sintetica c’è un’idea e ci sono molte menti: persone che hanno immaginato il progetto, discusso le scelte narrative e curato il suono. La sintesi vocale è lo strumento che abbiamo scelto per sperimentare una possibilità espressiva. L’efficienza tecnologica ha un valore, ma in un contesto culturale il criterio decisivo resta la qualità dell’esperienza. La capacità di emozionare nasce dall’insieme: dalle parole, dal ritmo, dalle pause, dalla musica e dalle connessioni che il racconto riesce ad attivare in chi ascolta. Anche una voce sintetica richiede quindi ascolto, selezione e cura. È questo il nostro equilibrio: esplorare le possibilità della tecnologia attraverso una regia umana, assumendoci la responsabilità delle scelte e del risultato.
Lei ha parlato di una tecnologia al servizio dell’esperienza culturale “senza sostituirsi all’opera o imporne un’interpretazione”. Come si traduce questo principio nella costruzione dei contenuti e nel lavoro del team, tra autore, curatela scientifica e sound design?
Si traduce in un lavoro di confronto continuo. L’autore cerca una storia e un punto di vista capace di accendere la curiosità; la curatela scientifica verifica l’accuratezza dei riferimenti e la coerenza delle connessioni; il sound design costruisce un ambiente di ascolto, dosando voce, suoni e silenzi in relazione all’opera e al racconto. Queste competenze lavorano insieme, interrogandosi su ciò che ogni scelta aggiunge all’esperienza del visitatore. Una suggestione può aprire nuove possibilità di lettura, purché lasci a chi ascolta lo spazio per elaborare la propria. È questo il senso della “visione laterale”: proporre un accesso, sapendo che ne esistono molti altri. Il podcast accompagna il visitatore fino all’opera; poi lascia aperto l’incontro, con le domande, le emozioni e le associazioni che ciascuno porta con sé.
L’ascolto è gratuito, avviene tramite QR Code o app e non richiede la presenza in Galleria. Come cambia, secondo lei, il rapporto tra museo e pubblico quando il racconto esce dalle sale? Quali altri progetti o sperimentazioni, tra AI e realtà aumentata, state preparando con Loquis Labs?
Quando il racconto esce dalle sale, il museo può entrare nella quotidianità delle persone. Un podcast ascoltato prima della visita può accendere il desiderio di vedere un’opera; ascoltato dopo, può prolungare quell’incontro e far nascere nuove domande. Anche chi è lontano può avvicinarsi alla collezione. Il rapporto con il pubblico acquista così continuità, oltre il tempo della visita. La gratuità e la semplicità di accesso sono fondamentali: permettono a ciascuno di scegliere quando ascoltare e come costruire il proprio percorso. Per Loquis Labs, la domanda che guida la sperimentazione è come rendere questa relazione ancora più ricca. L’intelligenza artificiale può aprire possibilità di dialogo e di personalizzazione dei racconti; la realtà aumentata può mettere in relazione ciò che vediamo con storie, contesti e trasformazioni dei luoghi. Sono direzioni da esplorare mantenendo un criterio preciso: ogni tecnologia deve aggiungere qualcosa di significativo all’esperienza culturale e lasciare spazio alla scoperta personale.
Lei è considerato un pioniere dell’innovazione digitale in Italia. C’è un viaggio, un luogo o un momento della sua vita in cui ha pensato “qui avrei voluto qualcuno che mi raccontasse la storia di questo posto”?
Più che un luogo preciso, ricordo una sensazione che mi accompagnava spesso durante i viaggi in auto. Attraversavo paesaggi, piccoli borghi e luoghi che mi incuriosivano, chiedendomi quali storie nascondessero. Il problema era che, per scoprirle, avrei dovuto interrompere il viaggio e mettermi a cercare informazioni.
È proprio da questa esigenza molto concreta che, nel 2012, è nata l’intuizione alla base di Loquis. Mi sarebbe piaciuto avere qualcuno capace di raccontarmi ciò che stavo attraversando, senza dover distogliere l’attenzione dal viaggio. E credo che sia ancora oggi uno degli aspetti più interessanti dell’audio: permette di conoscere un luogo mentre lo si vive, lasciando liberi gli occhi di osservare ciò che ci circonda.
ElPa.