Esordendo alla regia con “La vita da grandi”, Greta Scarano, attrice affermata sul piccolo e grande schermo, firma un’opera prima intensa e sensibile, con al centro un tema delicato e apparentemente insidioso, quello della disabilità. La sfida sul piatto non era delle più semplici, ma la regista l’ha affrontata con onestà intellettuale e franchezza, restituendo un racconto che tratta il tema dell’autismo con uno sguardo autentico, lontano da ogni retorica pietistica. Il film si muove con grazia tra il racconto familiare e il percorso di crescita personale, mettendo al centro il rapporto tra due fratelli e il desiderio di indipendenza, un tema che accomuna tutti, a prescindere dalle condizioni di partenza.
La storia segue Irene, interpretata da una straordinaria Matilda De Angelis, che torna nella sua città natale, Rimini, per prendersi cura del fratello maggiore Omar (Yuri Tuci, attore e performer con sindrome di Asperger, per la prima volta sul grande schermo, scelto per il ruolo grazie alla bravura dimostrata nel suo spettacolo teatrale autobiografico “Out is me”), un ragazzo autistico con le idee molto chiare sul suo futuro: sposarsi, avere tre figli e diventare un cantante rap. Ma per raggiungere la propria autonomia, Omar ha bisogno di conquistare la fiducia di chi gli sta accanto e, soprattutto, quella in sé stesso. Il loro percorso si trasforma così in un viaggio di crescita reciproca, dove i ruoli di chi aiuta e chi viene aiutato si confondono, rivelando la complessità e la bellezza dei legami familiari.
Uno degli aspetti più riusciti del film è proprio il modo in cui la regia di Scarano riesce a restituire la realtà dell’autismo senza schematismi o eccessi drammatici. Il film non si concentra sulle difficoltà in modo esclusivo, ma esplora anche il valore umano, la ricchezza della diversità e la possibilità di autodeterminazione. Attraverso uno stile intimo e realistico, rafforzato dalla scelta di una straordinaria fotografia dai toni caldi e vividi, che restituisce la struggente eppure vitale malinconia di una Rimini invernale, “La vita da grandi” mette in scena una quotidianità fatta di momenti di conflitto, ma anche di profonda tenerezza e condivisione.
Dal 3 aprile nelle sale “La vita da grandi”, il felicissimo esordio alla regia di Greta Scarano, con Matilda De Angelis e Yuri Tuci, che si ispira alla storia vera dei fratelli Damiano e Margherita Tercon
L’alchimia tra Matilda De Angelis e Yuri Tuci è uno dei punti di forza di “La vita da grandi”: i due attori riescono a rendere il legame tra Irene e Omar credibile e commovente, con una naturalezza che supera la finzione cinematografica. Maria Amelia Monti, nel ruolo di Piera, la mamma, aggiunge un ulteriore tocco di calore e ironia alla narrazione, bilanciando i momenti più emotivi con una leggerezza mai superficiale. Il rapporto tra Irene e Piera, poi, lascia emergere tutte le difficoltà connesse al ruolo di caregiver, offrendo anche una riflessione non banale sul ruolo dei “sibling” ossia i fratelli e le sorelle di persone con disabilità, sottolineando tutto il peso e la responsabilità che questo comporta.
Il titolo stesso, “La vita da grandi”, richiama poi il tema centrale del film: crescere è un processo complesso per tutti, non solo per chi è considerato “diverso”. Irene e Omar, in modi differenti, si trovano entrambi a dover conquistare il proprio spazio nel mondo, affrontando paure, insicurezze e aspettative. Questo rende il film universale e capace di parlare a chiunque abbia vissuto il delicato passaggio all’età adulta.
Il film si ispira alla storia vera di Damiano e Margherita Tercon, fratello e sorella che, dopo la fortunata partecipazione al programma televisivo “Italia’s Got Talent”, hanno trasformato la loro relazione fraterna e la loro esperienza con l’autismo in un racconto coinvolgente e appassionato fatto di inclusione e arte per la sensibilizzazione di un pubblico sempre più ampio. Le vicende della pellicola traggono spunto dal loro primo libro, “Mia sorella mi rompe le balle: Una storia di autismo normale”, edito da Mondadori, mentre il 25 marzo La Nave di Teseo ha dato alle stampe un secondo libro, “L’imprevisto di diventare adulti. La vita da grandi tra sogni e autismo”, scritto a 6 mani con Philipp Carboni.
“La vita da grandi” è senza dubbio un film che emoziona e sa far riflettere, senza scivolare nella retorica. È un racconto sincero sulla crescita, sull’indipendenza e sul valore inestimabile dei legami familiari, capace di restituire dignità e autenticità a ogni forma di esistenza.
Il film, prodotto da Matteo Rovere, è stato scritto da Sofia Assirelli, Tieta Madia e Greta Scarano ed è una produzione Groenlandia, Halong con Rai Cinema, in collaborazione con Netflix. La pellicola, distribuita da 01 Distribution, è stata realizzata con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission e il supporto del Comune di Rimini e con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.
Nelle sale dal 3 aprile, un vero nuovo gioiellino italiano: andatelo a vedere, è da non perdere.
El.Pa.