Il beauty digitale italiano ha raramente visto due protagoniste del calibro di Cristina Fogazzi e Clio Zammatteo sedersi allo stesso tavolo. Eppure è esattamente quello che è successo: le fondatrici di VeraLab e ClioMakeUp hanno unito le forze nel progetto **Beauty League**, una collaborazione articolata su contenuti editoriali e prodotto fisico che segna un punto di svolta nel modo in cui i brand nativi digitali italiani si relazionano tra loro.
Che cos’è Beauty League
Beauty League è il nome del progetto co-branded lanciato l’8 giugno 2026. Si sviluppa su due assi complementari: una miniserie di quattro episodi su YouTube e una capsule collection di Lip Kit realizzata in sinergia tra Overskin — la linea make-up di VeraLab — e ClioMakeUp.
I contenuti video sono distribuiti sui canali YouTube ufficiali di VeraLab e ClioMakeUp e amplificati sui profili Instagram delle due fondatrici. Gli episodi raccontano il dietro le quinte dell’imprenditoria beauty italiana attraverso conversazioni dirette, momenti di vulnerabilità e riflessioni sui temi più urgenti del settore: la pressione degli standard estetici online, il rapporto con l’immagine pubblica, l’evoluzione dei social media, la costruzione di un brand da zero.
Cristina Fogazzi (Estetista Cinica) e Clio Zammatteo (ClioMakeUp) lanciano Beauty League: una miniserie YouTube e una capsule di Lip Kit co-branded tra VeraLab e Overskin
I Lip Kit: i prodotti della collaborazione
La capsule collection si compone di quattro Lip Kit che combinano prodotti di entrambi i brand in combo labbra inedite. Le formule privilegiano comfort e facilità d’uso: le matite scorrevoli di un brand si abbinano ai gloss luminosi e leggeri dell’altro — e viceversa — per un risultato che unisce idratazione, brillantezza e versatilità. Ogni set rappresenta un equilibrio tra le due identità creative: la ricerca formulativa di VeraLab e la visione make-up di ClioMakeUp. I kit sono disponibili all’acquisto sui siti ufficiali di entrambi i brand con un packaging appositamente studiato per il progetto.
Perché collaborare invece di competere
La scelta di fare sistema anziché dissing — come le stesse protagoniste hanno dichiarato a *Vanity Fair* nel numero 24-25 di giugno 2026 — ha una logica di mercato precisa. Con una soglia di attenzione sui social che non supera ormai il minuto e mezzo, uno scontro pubblico avrebbe sì generato visualizzazioni, ma a un costo reputazionale che entrambe hanno scelto consapevolmente di non pagare. Una rinuncia alla logica del conflitto in un settore che spesso ne fa il suo principale carburante narrativo.
«Mi piace l’idea che due realtà femminili collaborino, visto che spesso, noi donne, siamo portate a fare meno sistema.»
— Cristina Fogazzi e Clio Zammatteo, Vanity Fair n. 24-25, giugno 2026
Sul piano del posizionamento personale, la dichiarazione più significativa viene da Fogazzi: quella con Zammatteo è la prima volta in assoluto che accosta la propria immagine a qualcun altro nel mondo online. Una selettività che dice molto sul peso che entrambe attribuiscono alla propria reputazione e sulla solidità del vincolo che hanno scelto di costruire.
Il contesto: dopo il Pandorogate
Beauty League nasce in un momento in cui la figura dell’influencer è ancora segnata dalle ricadute del caso Ferragni. Fogazzi non usa mezzi termini: la parola “influencer”, a suo avviso, è diventata una definizione di cui vergognarsi. Zammatteo sottolinea invece come la propria credibilità non ne abbia risentito, non avendo mai costruito la propria immagine attorno a ricchezza ostentata o vita sfavillante. Su un punto le due concordano senza riserve: collaborazioni commerciali mischiate a operazioni di charity non faranno più parte del loro modello.
A dare il peso di queste parole sono i numeri: VeraLab conta oggi 180 dipendenti e l’ingresso di un fondo d’investimento ha fruttato a Fogazzi trenta milioni di euro. Due aziende strutturate, non due creator che cercano visibilità reciproca, ma due imprenditrici che scelgono di incontrarsi per costruire qualcosa di nuovo — e che nel farlo provano a ridisegnare, almeno in parte, le regole di un settore abituato a fare della rivalità il suo principale motore di engagement.
ElPa.