L’accordo sulla nomina del direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale,società che dovrà occuparsi della diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione allo scopo di favorire l’innovazione e la crescita, sembra essere stato raggiunto. Sebbene in tempi ristretti e rallentata da molte polemiche, la nomina sarà resa nota domani dal Consiglio de Ministri; ma già in queste ore è trapelato il nome di Agostino Ragosa, ingegnere, ex Chief information officer (CIO) di Poste Italiane. In ogni caso, al direttore dell’ Agenzia sarà chiesto il conseguimento di un obiettivo tanto ambizioso quanto complicato: rispondere all’esigenza, ancora inevasa, di fare dell’innovazione digitale un elemento fondamentale della ripresa economica italiana. Pubblicata la Gazzetta Ufficiale del decreto Crescita 2.0, contenente i provvedimenti per l’Agenda Digitale, la nomina del direttore dell’agenzia diveniva di conseguenza una priorità sempre più pressante.
Ragosa, ingegnere in telecomunicazioni, ha ricoperto oltre l’incarico di Cio di Poste Italiane, quello di consigliere di Postecom, di direttore della Società Learning Services e di direttore operativo in Italcable prima di approdare alle Poste. Tuttavia, come spesso avviene, la nomina del direttore di agenzie con responsabilità e compiti talmente delicati diviene la risultante di un numero sempre piuttosto consistente di variabili tra cui: esigenze oggettive, adeguatezza curriculare e necessità strategiche. Molti però lamentano che proprio l’avvedutezza strategica sia la componente che maggiormente mancherebbe se la nomina di Ragosa dovesse realmente concretizzarsi. Infatti il direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale oltre ad una solida esperienza nel settore dovrà necessariamente possedere una capacità di esaminare le questioni introducendo nei progetti da varare anche la componente politica in una certa qual misura, aspetti che invece non figurano nel pur valido curriculum del Ragosa.
Questa la ragione, per cui alcuni parlamentari come Linda Lanzilotta (ex Api) e Carlo Mochi di Forum PA, non hanno mancato di sottolineare il loro disaccordo su quella che sembra una decisione già divenuta ufficiale. Al di là delle polemiche però, l’Agenzia per l’Italia digitale è chiamata a svolgere un’opera di modernizzazione profonda, radicale e piuttosto complessa per creare una vera digitalizzazione che comporti la concreta realizzazione di “smart cities” anche nella penisola. Sarà quindi necessario stabilire una serie di corrispondenze a livello nazionale con le varie amministrazioni regionali e al contempo tenersi al passo con gli standard continentali; il tutto nonostante non esista ancora una rete adeguata che possa sostenere questa crescita/sfida tecnologica.