Oliviero Toscani, uno dei più grandi innovatori della fotografia e della comunicazione visiva, è morto oggi all’età di 82 anni. Il fotografo si è spento presso l’ospedale di Cecina, in provincia di Livorno, dove era ricoverato dal 10 gennaio, in seguito a un peggioramento dovuto all’amiloidosi, una malattia rara, che lo aveva colpito nel 2023 e di cui aveva dato notizia nell’agosto del 2024, con un’intervista al Corriere della Sera.
Nato a Milano nel 1942, Toscani lascia un’eredità indelebile nel mondo dell’arte e della pubblicità. Il suo nome è indissolubilmente legato alle campagne per il marchio Benetton, con cui collaborò dal 1982 al 2000. Le sue fotografie hanno infranto ogni tabù, affrontando temi come il razzismo, l’omosessualità, la pena di morte e l’AIDS. Tra le sue opere più celebri, impossibile dimenticare l’immagine di David Kirby, un malato di AIDS sul letto di morte, circondato dalla sua famiglia. Quella fotografia, usata in una campagna Benetton, scosse il mondo, sensibilizzando l’opinione pubblica su una malattia spesso ignorata.
Scomparso a 82 anni, Oliviero Toscani ha segnato la storia della pubblicità con immagini provocatorie e temi sociali di grande impatto
Oliviero Toscani era perciò più di un fotografo: era un visionario. Nel 1991 fondò insieme al designer Tibor Kalman la rivista “Colors”, che definiva una piattaforma per “guardare il mondo con occhi nuovi”. Nel 1994, insieme a Luciano Benetton, diede vita a “Fabrica”, un centro di ricerca per le arti e la comunicazione con sede a Treviso, dove giovani creativi da tutto il mondo si riunivano per lavorare su progetti innovativi.
“Con la scomparsa di Oliviero Toscani non se ne va solo uno dei più grandi fotografi, ma un vero e proprio talento che ha saputo trasformare e innovare il mondo della comunicazione”, così in una nota Domenico Colotta, Presidente di Assocomunicatori. “Con la sua arte ha affrontato i grandi temi del nostro tempo, dal razzismo all’AIDS fino alla violenza, riuscendo con le sue provocazioni a suscitare una profonda riflessione, nella speranza di rappresentare e comunicare un mondo con meno disuguaglianze”, conclude Colotta.
Nell’intervista al Corriere, Toscani non aveva nascosto la consapevolezza della sua malattia e il pensiero della morte, affrontato con la convinzione di aver vissuto una vita piena e significativa. «Non voglio un funerale. Mi portino a bruciare e via. Sono sempre stato laico, neppure i miei figli ho battezzato. Vivere vuol dire anche morire, eppure nessuno parla della morte. Si vive come imbrogliandosi, perdendo tempo». E ancora, alla domande per quale foto volesse essere ricordato, aveva riposto: «Per l’insieme, per l’impegno. Non è un’immagine che ti fa la storia, è una scelta etica, estetica, politica da fare con il proprio lavoro».
Oliviero Toscani ha effettivamente cambiato il modo di vedere il mondo. Le sue immagini, a volte provocatorie, a volte sconvolgenti, ma sempre potenti, hanno invitato a riflettere sulle grandi questioni sociali del nostro tempo. Con la sua scomparsa, l’arte visiva perde un gigante, ma il suo lavoro continuerà a ispirare generazioni di artisti, fotografi e comunicatori.
El.Pa.