Giuseppe Roma. 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione

Giuseppe Roma. 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione

La fotografia scattata dal 9° rapporto sulla comunicazione presentato dal Censis restituisce un'immagine migliore o peggiore della comunicazione italiana rispetto agli anni precedenti?
Penso che alla fine sia un’immagine migliore, certamente più ricca, con nuovi mezzi che si affacciano nell’offerta di comunicazione. Questo ampliamento, conseguentemente, chiarisce le ragioni per le quali oggi altri mezzi siano invece in crisi, penso alla carta stampata. È evidente che c’è un incremento della digitalizzazione e una voglia di scelta da parte delle persone sul come informarsi. Il mezzo che ha maggiori difficoltà nell’entrare in questo nuovo panorama è proprio la stampa, caratterizzata da una cultura di base che non riesce a modificarsi. Il problema non è solo che il giornale è fatto di carta, ma la vera difficoltà è rappresentata da ciò che sulla carta c’è scritto: i giornali sono sempre di più vissuti come gazzette d’opinione, poco impegnati nella divulgazione delle informazioni.

 

Oltre una metà del Paese ha compiuto per la prima volta il salto oltre la soglia del digital divide. Un dato indubbiamente significativo. Digital divide in calo, ma press divide in aumento. In particolare, sono i giovani ad abbandonare maggiormente la lettura dei testi a stampa perché interessati ad un panorama informativo più ampio. L'epoca del 2.0 ha definitivamente superato l'epoca Gutenbeg?
Superato non ancora, ma ci siamo vicini. In Italia, ormai, il 53% della popolazione si collega in rete. Questo è un dato sottovalutato, se si considerano coloro che in passato, per un fatto generazionale, hanno avuto un ruolo marginale nell’approccio all’informazione, come gli anziani a basso grado di istruzione. Se oggi noi facciamo un calcolo totale su tutta la popolazione, è ovvio che il digital divide oggi è molto elevato, ma bisogna anche tener conto che l’Italia è un paese ad altissimo invecchiamento. In Francia, ad esempio, ci sono meno anziani e quindi il denominatore su cui viene calcolato il digital divide è più piccolo, mentre il nostro da questo punto di vista è più grande.

 

La televisione resta il mezzo più diffuso nel panorama mediatico ma, insieme alla carta stampata, non raggiunge – secondo il rapporto Censis – la sufficienza in termini di reputazione. C'è un paradosso in questo dato?
Tenere il televisore acceso non vuol dire che il grado di interesse sia alto, così come l’esposizione al mezzo non comporta l’influenza effettiva sull’opinione. È un errore credere questo,  lo stesso che commettono i pubblicitari, che misurano le loro campagne attraverso l’auditel, quando dovrebbero invece tener conto dell’effetto che la trasmissione di quel messaggio provoca sul destinatario. Oggi ad esempio si parla dell’influenza dei telegiornali sull’orientamento al voto, ma questo è in realtà un dato in diminuzione. Inoltre credo che, più del conflitto televisione-stampa-internet, la vera scoperta sia la radio che, con la sua affidabilità, la sua pacatezza, la sua articolazione nell’offerta, è la vera vincitrice: fa approfondimento, fa dibattito e coinvolge anche l’utente. È il mezzo che rappresenta la giusta mediazione tra tutti gli altri, nonostante i suoi anni di storia. Il fatto che il mezzo sia più o meno tecnologico c’entra poco, è quello che offre ad essere importante.

 

Le informazioni maggiormente affidabili risultano invece essere quelle pubblicate su Internet,  considerato possibile canale per diffondere la democrazia. Esiste effettivamente un problema di flusso incontrollato delle informazioni?
Sebbene il problema esista, Internet viene comunque giudicato positivamente perché è trasparente. Talvolta le notizie incontrollate vengono fornite anche da media che dovrebbero essere comunemente filtrati e attendibili, e questo fa molto più paura. Teoricamente su Internet l’utente è sempre più guardingo nel recepire le informazioni, ma in realtà anche il quotidiano di altissimo spessore può diffondere una notizia che si rivela poi essere una bufala. Molto spesso, ad esempio, sui giornali si legge di opinioni rispetto ad un fatto accaduto ma non si racconta il fatto. Non è certamente questa l’informazione. Il limite di Internet, invece, è paradossalmente la sua forza: c’è tutto e il contrario di tutto, e l’utente deve essere bravo nella scelta e non farsi abbindolare.

 

di Aldo Gianfrate

 

 

 

 

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