La Cisl ha partecipato attivamente alla firma dell'accordo quadro sulla contrattazione che ha visto il suo ultimo, sofferto atto lo scorso 22 gennaio. La contrattazione collettiva soffriva di ritardi e obsolescenza, dato che risaliva al 1993, quando la situazione sociale ed economica in tutto il mondo era profondamente diversa. L'inflazione programmata in questi anni ha perso via via di credibilità, il rinnovo dei contratti si è fatto sempre più raro e di conseguenza i salari hanno perso potere d'acquisto. Un anno fa, Cgil-Cisl-Uil hanno elaborato una piattaforma condivisa per la riforma della contrattazione, ma il percorso negoziale con le aziende e il governo ha dato luogo ad un accordo-quadro che però ha escluso la Cgil. L'accordo in sostanza conferma la contrattazione collettiva su due livelli, con un contratto nazionale, ora triennale, sia per la parte economica che per quella normativa, e il CCNL avrà il compito di tutelare la retribuzione contrattuale collegato alla produttività. Secondo la Cisl, la vera novità dell'accordo riguarda proprio la piena legittimazione del secondo livello di contrattazione, aziendale o territoriale e la sua natura partecipativa che permette incrementi salariali sulla base della produttività e dell'andamento delle aziende. Con Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, alla luce di questa nuova situazione, parliamo del mondo del lavoro, del rapporto tra il sindacato e il governo, e – naturalmente – della crisi economica.
Secondo Lei, quali sono ora i provvedimenti che il governo dovrebbe prendere per fare in modo che i lavoratori possano fronteggiare la crisi occupazionale?
E’ necessario mettere assieme governo e parti sociali per avviare una politica virtuosa in funzione anticiclica, cioè in grado di contenere gli effetti negativi della crisi rilanciando la crescita economica. Così si combatte contro la recessione e la disoccupazione. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Il sindacato è pronto. In primo luogo, per le soluzioni di maggiore urgenza, si tratta di favorire ancora di più i contratti di solidarietà per dare continuità alla occupazione aprendo la via a nuovi inserimenti nel mondo del lavoro. Per fronteggiare la crisi bisogna salvaguardare la base produttiva e l’occupazione senza accedere a logiche assistenzialiste. Ciò che invece occorre al mondo del lavoro è un chiaro sostegno alla capacità produttiva delle imprese che praticano una politica di solidarietà sociale. Occorre coinvolgere il sindacato ed i lavoratori nei processi decisionali. E’ essenziale in questa prospettiva la via della partecipazione e del dialogo. Ecco perché l’accordo che abbiamo firmato sul nuovo modello contrattuale è certamente una svolta positiva per le relazioni industriali.
Da più fronti emerge la necessità che le tre principali organizzazioni sindacali cooperino tra di loro per contrastare la crisi del mondo del lavoro. Come pensa che si possa agire in questa direzione?
La CGIL da un po’ di tempo è rimasta imbrigliata in logiche che non riguardano la sua ragion d’essere come grande sindacato confederale. Si pende, in maniera inaccettabile “dal lato della politica”. La CISL si è sempre battuta contro logiche frontiste e visioni strumentali e ideologiche del sindacalismo. Perché non dovremmo farlo oggi dopo le storiche smentite dei “profeti del socialismo reale” che hanno dato ragione alla linea riformista, di ispirazione laica e cattolica, del movimento sindacale?
Noi crediamo nella potenzialità unitaria del sindacalismo confederale, e non perderemo mai occasione per trovare momenti di contatto e convergenza con la CGIL sui temi economici e le prospettive di superamento della crisi. Nessuno però si illuda. Sono finiti i tempi delle “egemonie indiscusse” e delle “cinghie di trasmissione”. E la CISL non intende piegare il capo a logiche che danneggiano anziché avvantaggiare il mondo del lavoro.
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