Manager in rosa

Manager in rosa

Una lunga carriera nell’ambito assicurativo, tanti traguardi importanti, riconoscimenti nazionali e internazionali: questa è Maria Bianca Farina un personaggio di grande valore nel panorama manageriale italiano legato al mondo delle assicurazioni. Una storia di successo tutto al femminile, raccontata in esclusiva da www.uominiedonnecomunicazione.com

 

Le donne alla guida delle aziende sono una risorsa per il Paese, è innegabile. Non sempre però la situazione sociale e culturale è propizia e non tutte hanno il coraggio di fare il salto necessario per mettersi in gioco in modo così totale. Eppure la guida femminile, specie in tempi di crisi, può aiutare il Paese a ingranare la marcia della ripresa economica. In un panorama contrassegnato da fallimenti, crisi mondiale e gravi perdite praticamente in ogni settore produttivo, a tenere è proprio l’esperienza delle donne in azienda, l’impresa e il ruolo manageriale al femminile sempre più di primo piano, che registra un trend positivo, in una situazione generale di vasta negatività. Ne è un chiaro e limpido esempio, l’esperienza di Maria Bianca Farina, Amministratore Delegato di PosteVita, la compagnia assicurativa delGruppo Poste Italiane. Nel 2008, con oltre 5.524 milioni di euro di raccolta complessiva, Poste Vita mantiene per il secondo anno consecutivo la leadership come prima compagnia assicurativa italiana vita per volumi di raccolta. Un successo “al femminile”, raccontato dalla viva voce della sua protagonista.


Dottoressa Farina come è approdata in PosteVita, e quali sono stati gli step più importanti della Sua carriera che poi l’hanno portata sulla poltrona di amministratore delegato?

La mia carriera si è svolta in maniera abbastanza semplice, direi quasi naturale. Sono entrata giovanissima all’Ina, dove ho percorso tutti gli “step”, da capufficio fino a vicedirettore generale, e ovviamente lì ho maturato esperienze importanti e significative. Quando pensavo di avviarmi alla conclusione della mia attività lavorativa, sono stata contattata dal vertice di Poste Italiane per guidare Poste Vita in qualità di direttore generale. Passavo dal più grande gruppo italiano, quello delle Generali, che nel frattempo aveva acquisito Ina ed Assitalia, alla più piccola compagnia del mercato. Ho avuto un solo week end per rifletterci e infine ho accettato questo incarico.

 

Una sfida impegnativa, quindi...

Sì, una sfida importante e impegnativa. Non conoscevo bene il mondo “Poste”, e, quandomi arrivò la proposta, avevo anche temuto di dover interagire con un contesto troppo burocratico come quello dell’Amministrazione Pubblica. Invece l’impressione che ricevetti dal vertice fu eccellente e accettai l’incarico. Debbo dire che mai scelta è stata così premiante, positiva, per una serie di aspetti: per la sfida, per averla vinta, per aver potuto gestire a tutto tondo una realtà che è poi diventata così grande.

 

Qual era la situazione che ha trovato quando si è insediata in Poste Vita?

In Poste Vita ho trovato una situazione tipica di uno start up. La compagnia era molto “leggera”, quasi inesistente nella struttura, e l’offerta di prodotti era quella tipica della bancassurance di allora: prodotti esclusivamente finanziari, per altro del ramo terzo di una volta, cioè con il rischio di default tutto a carico del cliente. Ho lavorato immediatamente su due fronti: da una parte su quello dei prodotti, allargando immediatamente la gamma e spostandomi sempre più su prodotti assicurativi, con prodotti d’investimento che incorporassero la garanzia di Poste Vita, società detenuta al 100% da Posteitaliane; in qualche modo credo che abbiamo precorso il mercato. Con la crisi, infatti, i clienti hanno scoperto il valore della sicurezza piuttosto che quello della redditività a tutti i costi, tant’è che molte altre compagnie si sono orientate verso i prodotti assicurativi tradizionali. Oggi abbiamo una gestione separata composta da titoli molto tranquilli e quando è arrivata la crisi noi eravamo comunque preparati ad affrontarla. Inoltre abbiamo cominciato a pensare in termini più spiccatamente assicurativi. Innanzitutto la previdenza. Anche se non percepito ancora appieno dai cittadini italiani, esiste il bisogno, soprattutto per i giovani, di crearsi una previdenza integrativa. Abbiamo quindi strutturato un prodotto che fosse giusto per loro. Un prodotto di accumulo che premiasse la capitalizzazione e che fosse accessibile, con premi molto bassi. Il nostro piano previdenziale si può infatti anche sottoscrivere a partire da 50 euro al mese, ed è adatto anche a coloro che, tra contratti a progetto o di formazione, non hanno un lavoro stabile. Abbiamo quindi dato un “prodotto accessibile” ai ragazzi, con la speranza che poi nel tempo, guadagnando di più, possano investire cifre maggiori.

 

Quali sono i vostri programmi per il futuro?

Stiamo investendo molto sull’innovazione di sistemi e processi. Sono convinta che se vogliamo mantenere questa nostra economicità di prodotto dobbiamo mirare all’efficienza interna, che si raggiunge tramite questi strumenti. Abbiamo acquisito tanti nuovi clienti, ad oggi sono più di due milioni e mezzo. L’attenzione all’inizio si è incentrata sull’offrire i prodotti migliori, quelli che rispondessero di più ai bisogni della gente. In seguito abbiamo iniziato a costruire, parallelamente alla crescita dei sistemi e delle risorse, un mondo che facilitasse la relazione con il cliente. Puntiamo all’eccellenza del rapporto assicurativo e per far questo abbiamo sviluppato un sistema d’ascolto e relazione con il cliente. Abbiamo attivato il sito, che sarà arricchito a brevissimo di funzionalità che consentiranno al cliente di consultare la propria posizione assicurativa da sé, (un domani potrà vedere lo stato delle sue liquidazioni, sia per quanto riguarda il ”vita” che il “danni”), abbiamo attivato un call center per richieste e suggerimenti. Terzo caposaldo del lavoro svolto in questi anni, la “partnership” con la grande rete di vendita di Posteitaliane con cui siamo in estrema sintonia. Generalmente i prodotti che lanciamo sul mercato sono condivisi con loro a cui forniamo poi ogni supporto possibile sia in termini di formazione sia di realizzazione di materiali ad hoc per l’attività distributiva. Dal primo aprile siamo poi partiti con un’altra grande sfida perché abbiamo lanciato una nuova compagnia - Poste Assicura - che si occuperà dei rami danni, ma non ancora l’auto, per il momento. Ampliando l’offerta puntiamo a proporci nel tempo come il partner di riferimento assicurativo delle famiglie italiane.

 

Siamo già quasi a fine primo semestre 2010 e c’è già un consuntivo ampiamente consolidato dal punto di vista della positività del 2009, che obbiettivi avete per l’anno in corso?

Nel 2009 abbiamo raggiunto un fatturato altissimo (oltre 7 miliardi) proprio perché abbiamo precorso il mercato. Questa “ forte virata ”ovvero puntare su prodotti a maggior contenuto assicurativo a discapito di prodotti troppo sbilanciati su finanza e investimenti è iniziata quando sono arrivata in Poste Vita. E questo ci ha premiati Molti clienti hanno scoperto solo dopo la crisi, che “più alto il rendimento più alto il rischio”. I primi mesi del 2010 comunque stanno andando molto bene: chiuderemo un primo semestre eccezionale. Non siamo sicuri che questo si ripeterà nel secondo semestre, ma tutto ci lascia pensare che dovremmo terminare l’anno con un più significativo rispetto al 2009. Inoltre è nostra intenzione continuare a crescere e ad innovare sul fronte prodotti e sistemi.

 

All’interno dell’istituto che Lei presiede, com’è la situazione femminile in Poste Vita e, secondo Lei, perché le donne in generale sono così rare nelle posizioni di vertice?

In Poste Vita di donne ce ne sono molte, diciamo un buon 50%. E ci sono anche diverse donne manager di primo livello, almeno cinque su una quindicina di persone. Presenza - quella femminile - che è destinata a crescere. La situazione è migliore in questa azienda rispetto a molte altre. Consideri che, nelle mie precedenti esperienze, ero l’unica donna a ricoprire alti ruoli dirigenziali, mentre in Poste Vita è ben diverso. Per quanto riguarda il resto del Paese, la situazione sta un po’ cambiando, ma non quanto meriterebbe. Donne al vertice che non siano le proprietarie stesse dell’azienda ce ne sono troppo poche. Sicuramente su questo fattore incide il carico di famiglia che ancora grava sulle donne, la mancanza di vere strutture di supporto e manca ancora, il giusto supporto familiare. Non solo quello fisico come l’asilo nido, ma la convinzione soprattutto dei mariti che la donna possa muoversi con la stessa facilità di un uomo, viaggiare, far tardi, insomma avere la stessa disponibilità verso il lavoro che ha piuttosto il mondo maschile. Eppure, a volte è delle donne la colpa delle scarsa capacità di promuovere e valorizzare il proprio lavoro. Dovrebbero lanciarsi, osare di più, raccogliere le sfide con la stessa grinta e determinazione con cui affrontano le difficoltà quotidiane. Per quanto mi riguarda non ho vissuto pregiudizi e non ricordo mai un momento nel quale mi è stato preferito un uomo in quanto uomo. Per questo dico che spesso è anche un atteggiamento nostro, un’ “auto-censura”. La presenza delle donne in azienda è importante, come nella famiglia, nella società; uomini e donne si completano, si arricchiscono a vicenda, sono portatori di sensibilità diverse che messe insieme diventano migliori. Anche perché una donna è più incline ai valori umani e a capire le difficoltà, anche se poi deve necessariamente mantenere un ruolo di indirizzo, essere dura qualche volta; determinata sempre. L’uomo ha una visione più a 360 gradi, la donna tende più a entrare sui dettagli. Per questo, le cose fatte insieme funzionano meglio.

 

Può essere una soluzione quindi, anche per quello che riguarda la Pubblica Amministrazione, riservare delle “quote rosa” guidando un po’ dall’alto questa evoluzione?

All’inizio ero molto contraria, non mi piaceva l’idea. Ho sempre pensato che devi farti valere per quello che sei, devi porti a prescindere. Ma visto che poi le cose non si smuovono, forse è necessario un urto forte, e quest’urto potrebbe essere l’idea delle quote rosa. Ecco, lo vedrei come strumento per provocare, perché non condivido l’idea che “vai perché sei donna”. Vai perché sei brava, perché meriti, perché sai fare. Però forse, per attivare questo cambiamento e mettere le donne in prima linea...

 

Come si potrebbe riassumere la filosofia di Poste Vita?

In Poste Vita c’è uno spirito di grande squadra, di voglia di fare, di crescere. Si lavora con grande entusiasmo. È un’azienda innovativa, che pensa ai propri clienti, al servizio del cliente, è efficiente e sopratutto...“rosa”!

 

www.postevita.it

 

 


 

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